De Iapinis: richiesta opposizioni legittima ma si dimettessero loro per prima
Ambner De Iapinis, già amministratore pubblico della città di Benevento, interviene sulla espressa volontà di ApB di chiedere le dimissioni del sindaco Mastella.
“A Benevento l’opposizione ha riscoperto l’antico rito della processione laica: domenica sfilerà per chiedere le dimissioni del sindaco. È una richiesta legittima in democrazia, ma una richiesta, per essere credibile, dovrebbe essere preceduta da un atto di coerenza. Perché l’istituto più solenne che un’opposizione ha a disposizione quando ritiene un’amministrazione irrimediabilmente illegittima non è il corteo, ma le dimissioni in blocco. Ci si dimette tutti, come esempio, per restituire la parola agli elettori. Se si crede davvero che il sindaco debba andare a casa, si ha il dovere di andarci prima, per primi.
Chiedere le dimissioni altrui è un paradosso logico, prima ancora che politico. Domenica dimostrassero a voce alta alla città la loro determinazione e, in pubblica piazza, rassegnassero le proprie dimissioni pubblicamente. Altrimenti è la trasformazione della politica in rappresentazione. È l’anatomia di un’opposizione che ha scambiato la politica per una processione.
C’è una legge non scritta della politica che Marx aveva intuito con feroce ironia: la storia si ripete sempre due volte, “la prima come tragedia, la seconda come farsa”. A Benevento siamo alla terza replica, ed è diventata teatro.
Domenica l’opposizione di sinistra sfilerà per chiedere le dimissioni del sindaco e per fondersi con la folla abituale domenicale dei cittadini, a discapito dei poveri commercianti che vedranno saltare anche gli incassi di questa domenica. Un gesto nobile, se non fosse intriso di una contraddizione logica che ne annulla la credibilità. L’opposizione di sinistra chiede le dimissioni altrui, vuole azzerare il campo, ma senza uscire dal campo: è come dichiarare guerra restando a casa.
Giuseppe Mazzini insegnava che la coerenza è un dovere prima che un diritto: quando riteneva un’istituzione corrotta, non chiedeva che si dimettessero gli altri, si dimetteva lui”, conclude De Iapinis.





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