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Marcantonio (Pd): dalla parte degli agricoltori e dell’agricoltura, sempre

“Ho scelto la foto di un trattore perché spesso si usa dire: «Agli agricoltori regalano i trattori con i fondi pubblici, quindi sono già abbastanza aiutati». Un contributo non significa un mezzo gratis. Ci sono risorse proprie, compartecipazioni, IVA e finanziamenti da sostenere. E poi ci sono gasolio, manutenzioni, assicurazioni e costi di gestione.

In agricoltura, il trattore è uno strumento operativo essenziale non un regalo di natale.

Intorno a un’azienda agricola ruota un intero sistema economico: agronomi, tecnici, meccanici, rivenditori, trasportatori, commercialisti, banche, assicurazioni, enti di certificazione e aziende produttrici. Gli investimenti agricoli sostengono lavoro e occupazione anche al di fuori dei campi.

Un’azienda agricola ha come missione – non solo economica ma anche sociale – produrre alimenti! Alimenti possibilmente sani da mettere a disposizione dei consumatori a prezzi giusti, ovvero sostenibili per l’azienda e per chi li deve consumare.

Al contempo, un’azienda agricola è parte integrante e sostanziale di quel territorio che è anche oggetto del proprio lavoro! Territorio che ha ricevuto in prestito e deve restituire possibilmente migliorato alle prossime generazioni! Ecco perché la crisi di un’azienda è anche la crisi della comunità territoriale di cui è espressione.

Prendiamo il caso del gasolio.

Il Governo ha annunciato un contributo sino a 45 centesimi al litro: 60 milioni di euro per circa 121 milioni di litri, a fronte di consumi annuali nazionali di circa 2,2 miliardi di litri. Coprire l’intero fabbisogno annuale richiederebbe quasi un miliardo di euro. I 940 milioni mancanti sono la sostanza che differenzia un intervento spot da una risposta sistemica. Né, d’altro canto, sono sufficienti a rimediare tale mancanza strutturale i 13 milioni di euro stanziati dall’assessorato alle politiche agricole regionale, a fronte di un aumento dei costi di carburante che, per il solo Sannio, ammonta ad oltre 25 mln di euro su base annua.

Ma il punto non è soltanto questo. È il modo tardivo ed approssimativo con cui sono approcciati i problemi nelle politiche del settore primario.

Da mesi gli agricoltori lamentano prezzi troppo bassi per il grano, l’uva e l’olio. Le difficoltà sono note, le istanze avanzate da tempo. Eppure, troppo spesso, si aspetta che la protesta esploda per annunciare l’ennesimo provvedimento tampone, la cui efficacia è peraltro tutta da verificare.

La buona politica, invece, dovrebbe arrivare prima delle emergenze non quando diventano impossibili da ignorare.

Perciò, è doveroso accettare la sfida del cambiamento ed avere il coraggio di modificare o rimuovere le regole che non funzionano affinché possa generarsi valore reale e reddito dignitoso per chi lavora la terra. L’obiettivo cui tutti dovremo tendere è costruire filiere agricole vere, trasparenti e controllate. Non possiamo più permettere che tutti i costi e i rischi della produzione siano scaricati solo sugli agricoltori, mentre il valore del loro lavoro si distribuisce ampiamente lungo tutta la filiera. Chi coltiva la terra deve poter vivere “dignitosamente” senza “dipendere” a vita da un nuovo sostegno o da una nuova emergenza.

Difendere con efficacia l’agricoltura significa, a monte, selezionare programmaticamente le modalità di sostegno alle aziende e, a valle, tutelare il cibo delle nostre tavole, il territorio, l’occupazione e il futuro delle aree interne.

Per questo sono accanto a tutti gli Agricoltori perché sono convinta che la vicinanza si dimostri con le scelte, con l’ascolto e con la capacità di individuare ciò che non funziona per avere la forza di cambiarlo.

L’agricoltura non chiede carità. Pretende regole giuste, filiere controllate, concorrenza leale e un reddito equo. E noi, come classe dirigente, dobbiamo dimostrare di essere all’altezza di questa richiesta.”

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