Dalle comunità del Fortore beneventano ai laboratori dell’Istituto tumori di Napoli: i primi dati dello studio AMICI aprono nuove prospettive di ricerca sul rapporto tra memoria immunitaria e malattie oncologiche
E se una parte del segreto della longevità e della resistenza ai tumori fosse nascosta nella memoria del nostro sistema immunitario? È la domanda da cui è partito il progetto AMICI, uno studio nato dalla collaborazione tra l’Istituto dei tumori di Napoli, l’Asl di Benevento e la Comunità Montana del Fortore, che oggi presenta i suoi primi risultati aprendo uno scenario di ricerca finora poco esplorato.
L’ipotesi è affascinante: alcune infezioni affrontate nel corso della vita potrebbero “allenare” il sistema immunitario a riconoscere e contrastare anche le cellule tumorali. Un meccanismo noto come mimetismo molecolare, basato sulla somiglianza tra alcuni antigeni presenti nei microrganismi e quelli espressi dai tumori.
L’accordo tra le istituzioni coinvolte era stato siglato nel maggio 2023, mentre lo studio è entrato nella fase operativa nel febbraio 2024. A guidare la ricerca è il laboratorio di Modelli Immunologici Innovativi del Pascale, diretto da Luigi Buonaguro, che da anni studia il rapporto tra risposta immunitaria e cancro.
Al centro dell’indagine ci sono soprattutto loro: gli ultraottantenni e i centenari del Fortore beneventano. Persone che, oltre ad aver raggiunto età eccezionali, non hanno sviluppato patologie oncologiche nel corso della vita e che per questo rappresentano un modello biologico di straordinario interesse scientifico.
Lo studio, il cui acronimo significa Affinità tra Microorganismi e Cancro con Immunità cross-reattiva, – spiega Luigi Buonaguro – ha confrontato il profilo immunitario di questi soggetti con quello di pazienti oncologici. I risultati preliminari hanno individuato un particolare pattern di memoria immunitaria nei confronti di specifici microrganismi, prevalentemente virus, capace di distinguere i malati di tumore dai soggetti sani. Non si tratta ancora della prova di un rapporto di causa-effetto. Tuttavia, i dati raccolti suggeriscono l’esistenza di biomarcatori associati a uno stato immunitario potenzialmente più protettivo nei confronti delle neoplasie. Un’indicazione questa che potrebbe avere importanti ricadute future nella medicina preventiva.
Le prospettive sono rilevanti. Se confermati su numeri più ampi, i risultati potrebbero contribuire allo sviluppo di nuove strategie immunologiche contro il cancro: dai vaccini preventivi e terapeutici alle terapie cellulari avanzate, fino alle CAR-T.
Per questo i ricercatori sottolineano la necessità di estendere l’indagine a livello regionale e nazionale, trasformando il patrimonio umano rappresentato dalle aree della longevità in una risorsa scientifica per la ricerca internazionale.
Lo studio è stato realizzato anche grazie alla collaborazione con il National Cancer Institute dei National Institutes of Health di Bethesda, negli Stati Uniti, uno dei più importanti centri mondiali per la ricerca oncologica.
I risultati sono stati illustrati nell’Aula Cerra dell’Istituto Pascale di Napoli, durante un incontro dedicato al rapporto tra tumori, longevità e territorio. Tra gli ospiti, l’infettivologo Giuseppe Ippolito, già direttore scientifico dello Spallanzani e già direttore generale della ricerca del Ministero della Salute, Maria Teresa Pace dell’Associazione Italiana Registri Tumori, il genetista Annibale Puca dell’Università di Salerno e Gerardo Cardillo, direttore generale dell’Azienda Consortile Agro Solidale.