Telese Terme, protesta davanti alla Ge.Po.S.: in strada sindacati ex dipendenti
Protesta oggi davanti alla Ge.Po.S. di Telese Terme, dove i sindacati e gli ormai ex dipendenti, tecnici di laboratorio rimasti senza lavoro, si sono ritrovati per riportare l’attenzione sulla vertenza occupazionale.
La mobilitazione era stata indetta già una settimana fa, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla situazione dei lavoratori coinvolti nei licenziamenti e sollecitare risposte sul loro futuro professionale.
In vista del presidio, le organizzazioni sindacali avevano chiesto anche la presenza del sindaco di Telese Terme, Giovanni Caporaso, affinché la vicenda potesse essere affrontata anche a livello istituzionale.
Al centro della protesta ci sono le conseguenze dei licenziamenti e la necessità di individuare possibili soluzioni per i tecnici di laboratorio rimasti senza occupazione. Una questione che coinvolge direttamente i lavoratori e le loro famiglie e che richiede un confronto tra le parti interessate.
La mobilitazione punta dunque a mantenere alta l’attenzione sulla vertenza e a sollecitare risposte concrete. Resta ora da capire quali saranno i prossimi sviluppi e se si apriranno spazi di dialogo per affrontare la situazione occupazionale dei lavoratori coinvolti.
Di seguito il comunicato stampa:
Questa mattina, davanti alla Clinica Gepos di Telese Terme, non c’erano soltanto lavoratori. C’erano persone, famiglie, cittadini e coscienze che non vogliono voltarsi dall’altra parte.
È stata una bella giornata di partecipazione, solidarietà e impegno civile. Un sit-in condiviso da tanti lavoratori, cittadini, utenti della struttura e rappresentanti delle istituzioni e delle forze politiche locali, che hanno voluto testimoniare la propria vicinanza ai tre lavoratori coinvolti nei licenziamenti: due tecnici di laboratorio e una cuoca.
Dietro questi tre licenziamenti ci sono storie di vita, famiglie, sacrifici e anni di lavoro. Ci sono persone che hanno dedicato oltre trent’anni della propria esistenza al lavoro e che oggi meritano rispetto, ascolto e risposte concrete.
Non possiamo accettare che, dopo più di un trentennio di servizio, il lavoro e la dignità di una persona vengano messi da parte senza che ci siano risposte chiare e convincenti.
E c’è una domanda che non possiamo più lasciare senza risposta: come si concilia il licenziamento di due tecnici di laboratorio con un servizio che, secondo i dati richiamati nella vertenza, eroga oltre 200.000 prestazioni all’anno?
Una domanda legittima, che merita di essere affrontata con serietà e trasparenza.
Su questa vicenda abbiamo coinvolto più volte l’ASL di Benevento, quale organo deputato alle verifiche di competenza. Anche in sede prefettizia era stato assunto l’impegno di aggiornarci sull’evoluzione della situazione e sugli accertamenti relativi alla possibilità per la struttura di procedere a questi licenziamenti.
Ad oggi, siamo ancora in attesa di risposte.
Ma sia chiaro: non intendiamo abbassare la testa, né lasciare soli questi lavoratori.
Ringraziamo tutti coloro che questa mattina hanno partecipato al sit-in, mettendoci la faccia e dimostrando che, quando si difendono il lavoro e la dignità delle persone, le differenze politiche possono lasciare spazio alla solidarietà e alla responsabilità.
La presenza dei rappresentanti politici intervenuti è stata un segnale importante. Ora, però, servono fatti, risposte e impegni concreti.
La nostra battaglia non è contro qualcuno, ma per qualcosa di fondamentale: il diritto al lavoro, il rispetto delle persone e la tutela di un servizio sanitario importante per il territorio.
Se non arriveranno risposte chiare e tempestive, la prossima iniziativa sarà sotto la Direzione generale dell’ASL di Benevento. Andremo lì a chiedere conto degli impegni assunti e a pretendere che questa vicenda non venga dimenticata.
Ai cittadini e agli utenti della Clinica Gepos rivolgiamo un appello: questa non è soltanto la battaglia di tre lavoratori. È una questione che riguarda tutta la comunità, perché difendere il lavoro significa difendere le famiglie, il territorio e la dignità di tutti noi.
Oggi sono loro ad aver bisogno di solidarietà. Domani potrebbe toccare a qualcun altro.
NON LASCIAMOLI SOLI. IL LAVORO NON È UNA CONCESSIONE: È DIGNITÀ, È FUTURO, È VITA.






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