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Marcia dimissioni, sarcasmo mastellista. Elezioni: brand in pole

Non s’è fatta attendere la reazione mastellista alla serata di ieri. E’ ovviamente, una reazione di scherno, ai consiglieri comunali, quasi sempre silenti, ha dato voce il ventriloquo ufficiale che non ha risparmiato sarcasmo.  “L’adunata oceanica per far dimettere il sindaco Mastella, è stata poco più di una riunione di condominio e per fare volume, gli organizzatori, cioè una parte dell’opposizione che vuole strumentalizzare vicende giudiziarie a fini politico-elettorali, hanno scelto di mescolarsi allo struscio domenicale.

Il risultato è che hanno partecipato al massimo un paio di centinaia di persone: ma duecento voti non sono sufficienti, a Benevento, per eleggere un consigliere comunale, figuriamoci a far dimettere un Sindaco eletto democraticamente e che stando all’ultima rilevazione demoscopica ha un gradimento del 60 per cento ed è nella top ten dei più amati del Paese. La domenica della spallata, si è trasformata nella domenica bestiale di quella famosa canzone.

La risposta del PD di Benevento, il gran nimico, non s’è fatta attendere. “Davanti a un’inchiesta che ha travolto Palazzo Mosti, la maggioranza ha trovato il tempo di contare i presenti, distinguere i manifestanti dai passanti e controllare chi arrivava dalla provincia. Duecento, trecento, poco importa. Chi scende in piazza per chiedere chiarezza sul governo della propria città merita rispetto, non ironia.” Poi la puntualizzazione.

“La responsabilità politica è cosa diversa da quella giudiziaria e su questo l’amministrazione Mastella una risposta non l’ha ancora data.
Tornando a bomba, una presa di posizione ampiamente comprensibile quella mastellista, affidata alla voce corale probabilmente per affermare il concetto che il capo non si degna di replicare in prima persona e lo fa affidandosi ai suoi portacolori. Inutile ribadire che Mastella non si sarebbe dimesso neppure se a manifestare fossero stati in diecimila, magari in quel caso avrebbe reagito forse  personalmente. Quel che invece appare più interessante, al di là di tutto ciò, è quello che accade all’interno della galassia mastellista.

Qui in molti tremano per quello che potrebbe derivare dalle indagini, costretti a rerstare al proprio posto senza se e senza ma; e tuttavia non demordono coloro che non hanno abbandonato aspirazioni da candidatura. In poche parole chiedono a Mastella di fare il nome del papabile, adesso, nell’ora più buia, ma lo stesso sindaco però non molto tempo fa tenne a precisare che l’identità del rappresentante mastellista sarebbe stata rivelata con assoluta serenità d’animo e al momento opportuno.

I pretendenti che gli sono accanto appaiono però incalzanti e poco sereni anche perchè avvertono l’odore di brand, in questo caso muliebre, e la cosa ovviamente li escluderebbe costringedoli a guardarsi intorno oppure ai soliti ruoli di rincalzo. La candidatura di Sandra, in questo momento delicatissimo, a nostro modesto ma reiterato avviso, è sinonimo di saldezza politica e del nome del casato e di quell’elettorato che rimane saldamente ancorato al marchio di fabbrica ma vuole una riscossa. Non sarà il 60% ma è ancora consistente. Qualsiasi altra opzione avrebbe poca forza mentre quella di Sandra Mastella avrebbe il peso necessario per organizzare la lotta. Il sindaco pondera e lavora alla tenuta della barca in gran tempesta e alla campagna elettorale di cui ha già lanciato la sfida, una materia in cui è e resta “maestro e donno” nonostante le ambasce.

 

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