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Agente sannita si suicida nel carcere di Perugia

Agente sannita si suicida nel carcere di Perugia

16 Novembre 2016 | by Anna Liguori
Agente sannita si suicida nel carcere di Perugia
Cronaca
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Un poliziotto penitenziario 42enne originario di Benevento, sposato e padre di un bambino, in servizio alla casa circondariale di Perugia Capanne, si è suicidato nella caserma agenti del carcere. A darne notizia è Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’ Umbria del sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. «Sembra davvero non avere fine – sostiene in una nota – il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al corpo di polizia penitenziaria». «Tragedie che ogni volta che si ripetono – afferma Bonino – determinano in tutti noi grande dolore e angoscia. E ogni volta la domanda che ci poniamo è sempre la stessa: si poteva fare qualcosa per impedire queste morti ingiuste? Si poteva intercettare il disagio che caratterizzava questi uomini e, quindi, intervenire per tempo?». «Davvero sgomento» si è detto Donato Capece, segretario generale dello stesso Sappe. «Solo nel mese di agosto – sostiene Capece – si erano tolti la vita due poliziotti penitenziari. E dal 2000 a oggi oltre cento sono stati i casi di suicidio nel corpo di polizia e dell’Amministrazione penitenziaria. Non sappiamo se vi siano correlazioni con il lavoro svolto. Ma è luogo comune pensare che lo stress lavorativo sia appannaggio solamente delle persone fragili e indifese: il fenomeno colpisce inevitabilmente anche quelle categorie di lavoratori che almeno nell’immaginario collettivo ne sarebbero esenti, ci riferiamo in modo particolare alle cosiddette “professioni di aiuto”, dove gli operatori sono costantemente esposti a situazioni stressogene alle quali ognuno di loro reagisce in base al ruolo ricoperto e alle specificità del gruppo di appartenenza».

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