Weekend di cultura e di politica a Ceppaloni con il Festival del Libro, giunto alla sua terza edizione. Una due giorni che ha fatto del castello medievale un luogo di incontri e di approfondimenti su ciò che è diventato il mestiere del giornalista al tempo attuale dei social, le sue difficoltà, il suo peso specifico nell’attuazione di quel compito di trasmissione tra i fatti e lìopinione pubblica.
E c’è stata la presenza di Valter Veltroni, da anni ormai lontano dai riflettori della politica e invece proteso a ripercorrere quella che fu la via paterna, quella di Vittorio Veltroni, il padre del Giornale Radio. Dal labirinto si esce leggendo è stato il leit motiv dell’intervento di Veltroni, schivo nei confronti delle interviste, molto più interessato a parlare ai giovani di cui ha posto in evidenza il disagio psicologico legati a questi tempi frenetici ampliati proprio dalla velocità dei social che non consente giudizio critico e facilita la dispersione. “Ci sarebbe bisogno di maggiore ascolto, di luoghi di aggregazione, i ragazzi devono poter parlare, raccontarsi, essere ascoltati», dice Veltroni dal divano dove incontra le riflkessioni di Giovanni Mari, giirnalista del Secolo XIX di Genova.
Non è mancata la ponderazioe sui fatti di stretta attualità. Veltroni ha ammonito a non indugiare all’abitudine della barbarie, alle immagini che ci consegnano morte e distruzione e tolgono la speranza. E se il presente è pregno di violenza l’antidoto, spiega, è la cultura e la lettura che ne è vettore.