Sono giorni di intensa attività per il sindaco Mastella. Le elezioni bussano alle porte, lo sforzo per raggranellare ogni singolo voto possibile è massimo, il tour de force cui ha sottoposto se stesso e i suoi opliti è notevole. Intorno a lui però l’insipienza di buona parte del suo apparato di potere è tanta roba e contribuisce ad alimentare grattacapi d’ogni sorta che i suoi stentano a gestire, anzi in qualche caso sono loro stessi a creare problemi oltre ogni immaginazione.
Lui vorrebbe una pax duratura, quelli fanno a gara per piantargli grane a iosa costringendolo ad una guerriglia continua con gran dispendio di energie. “La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti”, diceva un tale da un balcone in una afosa giornata di giugno, ed era vincere; qui è invece dimostrare di avere tutto sotto controllo per un elettorato un po disincantato cui bisogna dare l’impressione della forza e della compattezza. E se qualche dirigente deraglia bisogna correggere il deragliamento. Con la questione della antisindacalità e della relativa sentenza del Tribunale del Lavoro che da ragione alla Cgil, si brandisce l’arma della deriva ideologica lasciando a Cisl e Uil lo spazio per offendere.
Santamaria, il neo basilisco maior, ma potrebbe anche perdere lo scettro, lo ha lasciato fuori dalle polemiche e si che è lui il maggiore responsabile e invece affida alla Coppola l’incarico di bacchettare il sindacato che si è permesso di mettere in discussione la sagacia del capo che fu ministro del Lavoro mentre gli altri… La parola d’ordine è mantenere le posizioni ben salde, in questo momento di sforzo massimo, poi la prossima settimana, anche in base a come saranno andate le cose nelle urne, qualche testa rotolerà o forse “ruscellerà” e si potrebbe anche vederne delle belle. Al Mastella in veste di Cavaliere Nero nu glie devi rompe troppo che poi qualcosa prima o poi ti accadrà.
Accadrà, per esempio, che Feola dovrà pararsi la sua nobilitate e farsi uscire qualche ideuzza per salvare capre e cavoli dalle sabbie mobili del Malies. Lui lo ha delegato a tanto e Feola, che non è uno sprovveduto, sa bene che da questa vicenda scaturirà moltissimo del suo futuro a Benevento. Cosa mai potrebbe chiedere a Iadicicco? E cosa Iadicicco potrebbe prospettargli per trovare una exit strategy degna di questo nome? In primis riprendere il discorso sul modus operandi per quanto attiene a certe gare d’appalto particolarmente impegnative e con molti concorrenti.
Le offerte per la riedificazione del Malies sono state plurime e la valutazione ha necessitato di più tempo. Valutare le progettazione, le offerte migliorative è cosa che assorbe e molto e allora qualche dafaillances nella compilazione dei verbali puà accadere. Puo accadere che tutti i passaggi non siano ratificati e allora il problema si risolve con dichiarazioni formali della commissione di gara per correggere i verbali stessi. Una sorta di mea culpa, un lavacro necessario e tutto sommato accettabile.
Questa soluzione eviterebbe di perdere tempo e quel che più conta eviterebbe di vedere persi i finanziamenti, una vera iattura, e 15 mln di euro non sono uno scherzo. Tutto resterebbe così come è, Conpat vincitore dell’appalto, Barone fuori dai giuochi e vissero tutti felici e scontenti.
Resta ovvio che si tratta di una ricostruzione anche grossolana ma a ben vedere, forse, una delle poche cose che potrebbe togliere le castagne dal fuoco a Iadicicco, a Feola ed anche a Pasquariello…