“Entrata camminando, uscita in sedia a rotelle”: la testimonianza dal Pronto soccorso del San Pio
Pronto soccorso San Pio, il racconto del figlio di una paziente oncologica: “Dieci giorni su una barella non possono essere normalità”
Un racconto duro, dettagliato e carico di amarezza quello affidato da Alessandro Delli Veneri, ex vicesindaco del Comune di Morcone, che torna a denunciare pubblicamente quanto vissuto dalla madre durante il ricovero al Pronto soccorso dell’ospedale San Pio di Benevento.
Delli Veneri spiega di sentirsi “costretto a riproporre l’argomento” dopo la risposta della dottoressa Morgante, giudicata “paradossalmente più inquietante della situazione stessa”, perché – a suo dire – tenderebbe a far apparire come normale una condizione che ha dell’assurdo.
“La notizia finale è che mamma oggi è tornata a casa – racconta – ma il prezzo pagato è altissimo”. Secondo quanto riferisce, la donna, paziente oncologica con importanti comorbilità, sarebbe rimasta ricoverata su una barella per quasi dieci giorni, entrando in Pronto soccorso camminando e uscendone in sedia a rotelle, con la perdita quasi totale dei progressi ottenuti in dieci mesi di riabilitazione.
Nel suo racconto, Delli Veneri descrive una quotidianità fatta di disagi, carenze assistenziali e mancanza di supporto ai pazienti più fragili. I pasti, spiega, vengono consegnati in buste con piatti sigillati da cellophane difficili da aprire anche per una persona in buona salute. “Spesso non c’è alcun operatore che aiuti – afferma – e mi è capitato di dover aiutare personalmente altri pazienti vicini a mangiare”.
La qualità dell’assistenza, secondo quanto riferito, cambierebbe sensibilmente a seconda dei turni e del personale in servizio. “In alcuni casi la degenza è appena decente, in altri i pazienti non vengono aiutati né a mangiare né nell’igiene personale, nonostante i solleciti dei familiari, restando sporchi fino al turno successivo”.
Non mancherebbero neppure disattenzioni nella distribuzione dei pasti. “Mia madre – racconta – per due giorni è rimasta senza pranzo. Solo dopo una nostra richiesta è stato recuperato il primo piatto. Ci ha poi riferito di non aver mai ricevuto la colazione, ma a quell’ora noi non eravamo presenti e non posso provarlo”.
Delli Veneri parla anche di un clima di tensione costante, in cui alcuni operatori apparirebbero esasperati. “Mi è capitato – racconta – che un’operatrice si rivolgesse a me con tono aggressivo mentre parlava con un altro familiare, salvo poi dire che aveva frainteso. Probabilmente anche questo è il frutto di un ambiente di lavoro pessimo”.
Pur dichiarando di poter raccontare “decine di episodi”, l’ex amministratore spiega di non voler intraprendere azioni giudiziarie: “Denunciare significherebbe appesantire inutilmente l’attività del tribunale. Preferisco che se ne parli e si cerchi una soluzione”.
Secondo Delli Veneri, per comprendere davvero la situazione basterebbe “passare mezz’ora nel pronto soccorso”, invece di limitarsi alla verifica formale delle procedure. E conclude con una sfida chiara: “Se quanto racconto fosse falso, mi aspetterei una querela per diffamazione. Solo allora porterei a testimoniare migliaia di persone sullo stato vergognoso in cui versa il Pronto soccorso del San Pio”.
Il suo intervento si chiude con una citazione di Fabrizio De André: «Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti».




Sante parole ho perso mio suocero il giorno di Natale per un errore dei medici sono proprio da denuncia
Se la Morganti avesse un po’ di buon senso dovrebbe dimettersi! Vergogna,vergogna,vergogna!