La cura della memoria non riguarda solo i libri di storia, ma anche i luoghi, le opere e gli spazi che una comunità eredita dal proprio passato recente. Quando questi vengono abbandonati all’incuria e al degrado, si compie una moderna forma di damnatio memoriae che priva la città della propria continuità e del rispetto dovuto ai cittadini. Da questa consapevolezza nasce la riflessione di Civico22, che richiama l’urgenza di restituire dignità alle opere pubbliche dimenticate e di riaffermare la responsabilità amministrativa come atto di memoria, cura e lealtà istituzionale.
“La damnatio memoriae era una pratica che colpiva gli imperatori romani, se ritenuti indegni dai loro successori.
Prevedeva la cancellazione dalla memoria collettiva e comportava lo sfregio del volto sulle monete, l’abbattimento delle statue che lo raffiguravano, fino alla distruzione delle opere che egli aveva promosso e realizzato.
Cose vecchie, si dirà, consegnate agli storici, e forse è così. Ma qualche dubbio sorge, quando osserviamo l’incuria in cui versano alcune realizzazioni del recente passato, dimenticate dalla città e oggi relegate – se va bene – in qualche piano triennale di opere pubbliche che mai verrà attuato.
Opere particolari a cui eravamo affezionati, noi di Civico22, perché parlavano di storia, di fiumi, di natura.
Un esempio è il percorso che si snoda lungo via Grimoaldo Re, dall’incrocio con via Adua fino al ponte Vanvitelli sul Calore, ma otto metri più sotto, a contatto con il fiume. Oggi alberi abbattuti dal vento e vaste pozzanghere ne impediscono l’accesso. Non era opera da poco: seicento metri di passeggiata naturalistica pavimentata di rosso, accessibile da più punti, con luci e panchine lungo il fiume che mormorava al di là degli arbusti spontanei. Occorreva curarla, abbellirla e preservarla dal degrado che invece ha preso il sopravvento.
Ancora più dolorosa è la sorte toccata al parco archeologico-fluviale di Cellarulo, 50 ettari nel verde attorno a quello che fu uno dei primi insediamenti di Benevento: trenta anni fa l’intera città si mobilitò per salvaguardare quei reperti antichissimi. La mancata protezione dalle acque lo consegnò alla furia del fiume, era l’ottobre del 2015, e da quella devastazione il parco non è più risorto. Oggi è chiuso, anche se i due ingressi sono stati violati e il fiume di pietra, le onde d’erba e il ponte coperto sono solo un ricordo di affascinanti passeggiate all’imbrunire.
Fin d’ora, Civico22 – quando amministrerà questa Città – si impegna a migliorare, curare e mantenere dignitosamente ogni opera che il passato, qualunque passato, gli avrà consegnato: per continuità amministrativa, che è rispetto e lealtà verso le Istituzioni e verso i cittadini che esse rappresentano.”
