Il 22 e il 23 marzo l’appuntamento referendario con la riforma della giustizia, cavallo di battaglia del governo di destra appoggiato da settori corposi dell’avvocatura che ne intravvedono i crismi di una oggettiva riduzione del peso dei PM e delle Procure in quello che viene definito Giusto Processo.
Il dibattito è acceso, le contrapposizioni fortissime, la polemica politica pure perchè alla base di tutto questa riforma non può non avere connotazioni prettamente politiche. La maggioranza di destra ha previsto la riforma come parte integrante del suo programma di governo sin dal 2022 e trattato l’argomento come un capitolo ordinario tra i tanti del suo carnet. E invece esso rappresenta un vero e proprio “passaggio a nordovest” nell’ambito di una riforma che tocca un settore delicatissimo dell’apparto istituzionale e costituzionale e l’intento di esercitare una pressione sensibile sull’operato dei giudici si evince anche dai toni e dalle asprezze del dibattito politico e i fatti di questi giorni lo dimostrano. Materia assolutamente fuori portata per la maggior parte dell’opinione pubblica cui invece viene delgato il compito della decisione sul si o sul no.
Oggi a Benevento nuovo round al DEMM a Piazza Vari in cui giudici e avvocati, tra palco e platea, sono tornati a misurarsi sulla giustezza o meno di questa riforma. Col Professor Casamassima, associato di Diritto Costituzionale all’Unisannio, abbiamo cercato di ripercorrere le fasi salienti di questa vicenda in una intervista integrale che andrà in onda questa sera dopo il tg a partire dal punto che sembra dirimente: che non appare tanto la separazione delle carriere quanto la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per giudici e uno per PM, e l’istituzione di un’Alta Corte Disciplinare per i magistrati il punto focale
Una fase costituente cui affidare tale delicata materia? Casamassima non si dice d’accordo, purtuttavia una diversa modalità per affrontare la questione, una fase maggiormente ecumenica tra addetti ai lavori, sarebbe stata certamente più auspicabile. E’ una questione tuttavia di metodo per il giurista, una impostazione politica diversa sarebbe stata maggiormente preferibile.