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Referendum Giustizia: vince il No, la riforma del Governo “non s’ha da fare”

Referendum Giustizia: vince il No, la riforma del Governo “non s’ha da fare”

23 Marzo 2026 | by Enzo Colarusso
Referendum Giustizia: vince il No, la riforma del Governo “non s’ha da fare”
Politica
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E alla fine stravince il no ed è un segnale chiarissimo mandato all’onda lunga della destra che aveva fatto della riforma della giustizia il cavallo di battaglia per eccellenza della campagna elettorale del 21. Gli italiani, interpellati direttamente, hanno detto che questa riforma non s’ha da fare pur sapendo poco o nulla dei tecnicismi che stanno dietro al doppio CSM, all’Alta Corte Disciplinare oppure alle carriere separate.

Tutte cose che tornano a Palazzo Chigi perchè questa tornata referendaria era tutta politica, voluta da una maggioranza che non ha trovato in aula la forza necessaria per votarsela da sola e ha chiesto al corpo elettorale quel quid necessario per farla passare. E quel quid non è arrivato anche per via delle forzature, spesso inutili, con cui s’è caricata questa vicenda referendaria.

Su base nazionale l’affluenza è stata alta, intorno al 60% e il no si issa al 55% lasciando il si al 45%. In Campania a urne quasi del tutto scrutinate, il vantaggio del no è di 31 punti percentuali 65.8 a 34,2%, a Benevento il No vince col 60% mentre il Si si ferma al 40; in provincia il No è al 56,2 mentre il si è al 43,8.

E ora cosa succede? In primis accade che la riforma non entra in vigore e quindi permane lo status quo ante vale a dire che la Costituzione rimane invariata, evitando la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri così come proposta nella riforma. In secundis che le opposizioni potrebbero sfruttare questa situazione di fatto per provare a dare una spallata al Governo ma è poco probabile che si percorra questa strada. C’è però che questa è la prima vera sconfitta per Giorgia Meloni cui probabilmente il corpo elettorale non perdona i balbettii in materia di politica estera e l’eccessiva ingerenza nei media. 

Nei prossimi giorni si capirà meglio l’effetto di questo risultato che certamente è un campanello d’allarme per il Governo

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