“La prima parola” (Di Felice Edizioni) della poetessa Rita Pacilio è finalista al Premio Letterario Camaiore – Francesco Belluomini 2026, la trentottesima della manifestazione.
La Giuria Tecnica – presieduta da Michele Brancale e composta da Cinzia Demi, Simone Gambacorta, Federico Migliorati, Renato Minore, Ottavio Rossani e Irene Marchegiani – ha completato la selezione delle numerose opere pervenute e rende nota, insieme all’Assessore alla Cultura Claudia Larini, la composizione della Cinquina dei Finalisti.
• Luca Giordano, “Campi assolati” (Studium Edizioni)
• Antonietta Gnerre, “Umano Fiorire” (Passigli)
• Federico Italiano, “Godzilla” (Guanda)
• Rita Pacilio, “La prima parola” (Di Felice)
• Evaristo Seghetta Andreoli, “Epiloghi” (Interno Poesia)
Per la sezione relativa al Premio principale, adesso sarà la sola Giuria Popolare (composta da 50 persone), con voto personale e segreto, a decretare il vincitore assoluto di questa edizione 2026 durante la serata conclusiva, in programma sabato 19 settembre nella magnifica cornice di Villa Ariston a Lido di Camaiore.
Rita Pacilio, nata a Benevento, vive sulle colline sannite da oltre quarant’anni. Sociologa di formazione e mediatrice familiare di professione, si occupa di poesia, musica, narrativa, letteratura per l’infanzia, saggistica e critica letteraria. Al suo attivo ha più di quaranta pubblicazioni tra poesie, saggi, romanzi e libri per bambini; è stata tradotta in undici lingue.
“La voce di Rita Pacilio ha l’ampiezza di una litania e la delicatezza di una confessione: raccoglie i tempi, i legami familiari, la perdita e la salvezza, e li avvolge in un flusso lirico ininterrotto, dove il verso non cerca la chiusura, ma l’apertura. Il poema nasce dalla luce di una “prima parola” – immagine originaria, quasi biblica – e abbraccia l’intero spettro dell’esistenza: la morte dei genitori, il mistero dell’infanzia, la gioia dell’amore, la precarietà del tempo, l’invocazione di Dio. Tutto respira in successioni ampie, a spirale, dove la memoria personale diventa memoria collettiva”. […] dalla postfazione di Eliza Macadan.
Sarà possibile riparare la solitudine psicologica e sociale quando impareremo a parlare di gioia collettiva e carità fraterna così da difendere la sacralità della vita, oggi più che mai, in ogni parte del mondo (l’autrice).
I nostri complimenti per l’opera di Rita Pacilio che, anche in questi tempi difficili, restituisce speranza all’umanità, come un atto di pace, fede e responsabilità.