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Politica

QT, De Pierro: nessuna illegittimità da Santamaria. De Lorenzo: “restiamo insoddisfatti”

Il giorno del Question Time a Palazzo Mosti. Mattinata di risposte da parte dell’Amministrazione e su tutte l’interrogazione che sarebbe dovuta essere addotta da Francesco Farese, fresco di paternità, presentata da Giovanni De Lorenzo del gruppo consiliare del PD. La convention elettorale pro Mastella Jr che vide al La Salle Santamaria gran promoter insoeme alla Moretti e alla Matticoli, tutti coinvolti nella indagine che la Procura della Repubblica di Benevento sta mandando avanti da circa due mesi e più.

De Lorenzo chiedeva lumi sulla commistione tra burocrazia di palazzo e politica venuta fuori in modo eclatante in quella circostanza. Il viocesindaco De Pierro, che tra le sue deleghe  ha quella all’anticorruzione, s’è mantenuto nei canoni della estrema stringatezza della risposta. Nel documento che ha letto in aula, il vicesindaco s’è smarcato da dichiarazioni al microfono, De Pierro ha rimarcato l’assenza di qualsivoglia illegittimità.

“La manifestazione è stata organizzata, a quanto risulta, al di fuori dell’orario di servizio e si è trattato di una iniziativa personale, nell’ambito dell’espressione di una libera opinione politica”. In sostanza De Pierro non rileva alcuna nota di equivocità, nessuna commistione ma fa rientrare tutto in una più generale libertà di esercizio di elettorato passivo e una libera manifesrtazione del pensiero. Una risposta, quella del vicesindaco, che è stata ritenuta insufficiente da De Lorenzo 

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1 commento

  1. Giuseppe Pancione ha detto:

    La risposta del vicesindaco non è stata solo insufficiente. È STATA ALLARMANTE. Ancora più allarmante se si considera che parliamo di un vicesindaco che ha anche la delega all’anticorruzione.

    Liquidare una vicenda così delicata come se si trattasse di una normale manifestazione di libertà politica significa non comprendere, o fingere di non comprendere, la gravità del tema dell’imparzialità della pubblica amministrazione.

    Qui non si discute il diritto di ogni cittadino ad avere una propria opinione politica. Quel diritto è sacrosanto. Qui si discute il ruolo di chi, dentro una macchina amministrativa, dovrebbe garantire neutralità, trasparenza e imparzialità. E quando si normalizza la commistione tra apparato amministrativo e potere politico, non si colpisce solo un principio astratto: SI INDEBOLISCE LA DEMOCRAZIA, SI MORTIFICA IL MERITO E SI BLOCCA LO SVILUPPO DI UN’INTERA COMUNITÀ.

    Una pubblica amministrazione imparziale, trasparente ed efficiente non è un dettaglio tecnico. È il motore principale di una comunità sana. È ciò che consente ai cittadini di fidarsi delle istituzioni, alle imprese di lavorare senza condizionamenti e a un territorio di costruire un’economia più giusta, più libera e più inclusiva.

    Davanti a tanta superficialità politica, purtroppo, le mie speranze di vedere finalmente un po’ di luce e trasparenza in questa città sono sempre più affidate al lavoro della magistratura che alla capacità di reazione della politica locale.

    Il sistema appare ormai ben radicato e trasversale. Continuare a sperare in un cambiamento prodotto da questa stessa classe politica rischia di essere una pura illusione. Perché quando si arriva a considerare normale ciò che normale non dovrebbe essere, allora il problema non è più soltanto amministrativo. È culturale, politico e morale. E UNA CITTÀ CHE SMETTE DI INDIGNARSI DAVANTI A QUESTE COSE È UNA CITTÀ CHE HA GIÀ INIZIATO AD ARRENDERSI.

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