Riceviamo e pubblichiamo nota stampa:
“Nel Beneventano il tema dei botti di fine anno torna puntuale, ma nel 2025 la risposta dei Comuni non è uniforme: su una provincia composta da 78 amministrazioni, emergono provvedimenti “anti-botti” chiari soprattutto dove si è scelto di normare orari, aree e tipologie di prodotti pirotecnici, mentre in molti altri centri – almeno dalle pubblicazioni online facilmente consultabili – non compare un’ordinanza specifica dedicata a petardi e fuochi. 
Il modello “regole e fasce orarie”: Benevento
Nel capoluogo, con un’ordinanza diffusa il 23 dicembre 2025, il Comune ha fissato una cornice precisa: divieto di introdurre ed esplodere fuochi artificiali, petardi, botti, razzi in determinate aree cittadine (quelle con esercizi di somministrazione e vendita di alimenti e bevande) il 24 e il 31 dicembre, dalle 10:00 alle 20:00; inoltre, nella fascia successiva sono ammessi solo “giochi pirotecnici da divertimento” e vengono vietati prodotti più impattanti (con soglie su petardi e razzi). Il testo richiama anche la necessità di moderazione per la tutela di soggetti fragili e animali. 
Il modello “divieto totale (ma per poche ore)”: Dugenta
C’è poi la scelta, più netta e semplice da comunicare, del “divieto totale” nel momento clou: a Dugenta risulta un’ordinanza (datata 31 dicembre 2024) che vieta l’uso di fuochi d’artificio e botti su tutto il territorio comunale dalle 23:00 del 31/12 alle 08:00 del 01/01 (Capodanno 2025), includendo anche l’area privata quando possono verificarsi ricadute verso terzi. Previste sanzioni amministrative e l’esclusione per eventuali spettacoli autorizzati. 
Il modello “divieti nelle aree più affollate”: Montesarchio
A Montesarchio, nelle comunicazioni diffuse online in questi giorni, viene descritta un’ordinanza che punta soprattutto a prevenire rischi nelle zone più frequentate: per il periodo 24 dicembre 2025 – 6 gennaio 2026 sarebbe vietato esplodere petardi e artifici pirotecnici nelle aree cittadine con presenza di esercizi di somministrazione/vendita di alimenti e bevande, con apertura solo a categorie “a basso impatto” e marcatura CE, oltre a misure collegate (vetro/lattine). 
E nei comuni senza ordinanza? Il caso San Giorgio La Molara (senza “accuse”)
Il punto, però, è il “vuoto” comunicativo che in tanti territori si percepisce: in diversi Comuni non si trova un atto anti-botti facilmente rintracciabile tra sito istituzionale, albo pretorio e rilanci ufficiali online. Questo non significa automaticamente che non sia stato fatto nulla: può voler dire che si è scelto di puntare su controlli, sensibilizzazione o regole generali; oppure che l’atto esiste ma non è semplice da individuare per il cittadino.
Dentro questa cornice si inserisce anche San Giorgio La Molara: consultando l’albo pretorio online (fine dicembre 2025), risulta ad esempio un’ordinanza sulla viabilità legata a una manifestazione natalizia, ma non emerge – nelle pubblicazioni in evidenza – un provvedimento specifico “anti-botti”. 
Ed è qui che si può citare, con equilibrio, il tema dei “casi mediatici” senza trasformarlo in un j’accuse: dopo che il dibattito sui botti (rischi, animali, persone fragili) è diventato sempre più visibile anche sui media e sui social, una parte della cittadinanza può aspettarsi ordinanze più esplicite e facilmente consultabili, come accade altrove. Il nodo, più che “chi ha torto”, è la trasparenza e la leggibilità delle regole: quando l’atto c’è ed è chiaro, si capisce cosa è consentito e cosa no; quando non c’è (o non si trova), resta la zona grigia.”