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Forno crematorio a Pietradefusi, monta la protesta di cittadini ed imprenditori

Forno crematorio a Pietradefusi, monta la protesta di cittadini ed imprenditori

3 Gennaio 2026 | by Enzo Colarusso
Forno crematorio a Pietradefusi, monta la protesta di cittadini ed imprenditori
Attualità
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Un forno crematorio a Pietradefusi. Detta così la cosa inquieta e non poco in questa epoca fatta di revisionismi, di democrazie esportate, di sequestri di capi di stato “a fin di bene” e di bombe più o meno intelligenti che uccidono civili. Forni crematori, si diceva e la cosa riporta ad epoche tragiche ma per fortuna non si tratta di quei forni crematori, appare ovvio. Sta di fatto che in quel di Pietradefusi, paesino d’Irpinia ma strettamente vicino al Sannio, monta una polemica furibonda tra chi, l’Amministrazione comunale, si dice propensa alla costruzione di un forno crematorio e la cittadinanza che invece è fermamente contraria. Va detto che al momento la legge regionale stabilisce che vi sia un forno crematorio in provincia di Avellino, quello di Domicella che già c’è, ed uno in provincia di Benevento che non c’è. Benevento infatti ha respinto la costituzione di un forno sul suo territorio e gli accoliti dell’associazione temono che ora l’Irpinia debba farsi carico anche di quello sannita. Il forno in questione dovrebbe sorgere alla frazione Sant’Angelo a Cancelli, a latere del locale cimitero, a breve distanza dal centro abitato e in un contesto territoriale a forte vocazione agricola, caratterizzato da vigneti, oliveti e produzioni di eccellenza.

Stamattina un corposo gruppo di cittadini, parte dell’associazione “I Santangiolesi”, stimato intorno alle duecento unità, ha inteso protestare nei confronti di questo progetto, che dovrebbe essere portato avanti da un’azienda casertana, dapprima radunandosi dinanzi al Comune di Pietradefusi e poi sfilando attraverso le strade della cittadina per manifestare il proprio dissenso.

“L’associazione chiede al sindaco di tornare sui propri passi e rivedere questa decisione per un’opera che per noi è deleteria sia per l’economia del paese che per le culture di pregio che rendono il nostro comprensorio unico per quanto riguarda vitigni e piantagioni di ulivo ed anche per una questione di immagine; non vogliamo che il nostro paese sia individuato come quello del tempio crematorio”, dice Antonio Centella presidente dell’associazione “I Santangiolesi”.

Non ci stanno gli imprenditori del settore vitivinicolo come per esempio Federico Romaniello per il quale “un manufatto del genere si insinua in un sistema agricolo di pregio, siamo nella terra del Taurasi, tra i vini più rinomati al mondo, e abbiamo paura che una cosa del genere venga a nuocere gravemente sia agli interessi di chi opera sia all’intera territorialità”.

Gli fa eco il proprietario del terreno dove dovrebbe essere costruito il forno, Massimo De Nisco. De Nisco ritiene che il forno possa essere  impattante se costruito proprio li, alla frazione Sant’Angelo a Cancelli. “Non sono contrario a prescindere, non ho motivazioni “ideologiche” ma alla base della mia posizione contraria”, dice De Nisco, “c’è l’ubicazione che risulta problematica perchè metterebbe un freno ad una economia di una zona a vocazione agricola di qualità e ai tanti giovani che si affacciano alla imprenditoria legata alla terra proprio in questa zona che è ridente e particolarmente votata alla qualità dell sue colture”.

La questione appare assai spinosa ma la risposta della cittadinanza è stata molto incisiva e questo potrebbe e dovrebbe indurre a riflessione l’amministrazione cittadina che per completezza di informazione avrà piena e totale facoltà di esprimere il proprio punto di vista da questa tribuna in ogni momento.

 

 

 

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