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L’eredità di Accrocca

L’eredità di Accrocca

10 Gennaio 2026 | by Enzo Colarusso
L’eredità di Accrocca
Attualità
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Monsignor Accrocca lascia la Diocesi di Benevento. Come annunciato va a cingere la Cattedra di Assisi e le relative diocesi di Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno unendo le due sedi che con espressione canonica viene detto “in persona episcopi”, vale a dire che unisce nella Cattedra episcopale una o più diocesi. Per Felice Accrocca, la decisione di Papa Prevost rappresenta un segnale di apprezzamento, da parte del nuovo Pontificato, del “lavoro” svolto nei suoi dieci anni di presenza a Benevento”, una delle Metropolie più antiche della Cristianità, “che s’altra è maggio” nulla o quasi regge il confronto con l’episcopio beneventano.

L’Arcivescovo, medievalista e grande studioso del Francescanesimo, si dice entusiasta ma non potrebbe essere il contrario. “Il Signore mi aiuterà come mi ha aiutato in questo momento ma io non sono affatto sorpreso perchè se ne parlava da almeno un anno. Poi come gli imprevisti positivi della vita le cose si sono materializzate all’improvviso”.

Cosa lascia il Presule in terra beneventana? Lascia un patrimonio di impegno civile e morale altissimo, un’impronta che resterà a lungo. Il coraggio di esprimere posizioni scomode e di essere presente sempre anche al di fuori delle mura episcopali. “Chi verrà dopo di me potrà guidare la Diocesi in modo anche diverso da come ho agito io ma il Signore saprà come indicare la strada a chi verrà qui a Benevento”, dice alla stampa presente in Cattedrale.

Felice va via ma si può ipotizzare che questa nuova nomina sia davvero un premio alla sua opera pastorale qui da noi? “Non sento le nomine come un premio, come un avanzare o un regredire”, dice quasi shermendosi dinanzi alla domanda intelligente posta dal collega Del Sorbo che gli chiedeva appunto se la interpretasse come tale. “Sento che forse il Papa abbia immaginato che nell’anno centenario (gli otto secoli dalla morte di San Francesco ndr) abbia individuato in me la persona adatta e come un vescovo sceglie un parroco perchè lo ritiene adatto per certe mansioni  il Santo Padre ha inteso, nel suo discernimento, dare a me questa grande responsabilità”

Una risposta diplomatica oppure no? Certo dieci anni sono un periodo lungo e un avvicendamento rientra nelle cose più naturali che si possano attendere. Resta però il fatto che nel caso di Accrocca egli sia stato un po l’emblema del riformismo di Papa Francesco, a lui il Pontefice argentino, scegliendolo in quel di Priverno e promuovendolo, aveva affidato un compito preciso e cioè quello della palingenesi delle gerarchie ecclesiastiche beneventane, cosa che Accrocca ha fatto, forse non in maniera esaustiva, ma ha inciso in profondità sui processi di trasformazione dei Sacri Uffici di Piazza Orsini come nessun altro o quasi negli ultimi decenni.

Ha contribuito a dare freschezza alle Stanze, a volte abbattendo posizioni sedimentate di potere, è uscito dalle mura episcopali per incontrare il “Popolo di Dio” dando corpo e sostanza alla sua elevazione a rango sinodale per una Chiesa che ascolta e sta dentro ai problemi e alle angosce della gente e non se ne distacca. E’ stato un vescovo “politico”? Certo. Non ha mai preferito il politicamente corretto alla piena e chiara espressione delle proprie convinzioni, sul genocidio a Gazza così come al sostegno davanti ai cancelli delle fabbriche ai lavoratori in lotta? Senza dubbio.

Epperò questo modo di fare non è più possibile al tempo del nuovo pontificato neoconservatore di Leone Decimoquarto, il Papa americano, che ha imboccato la strada dello smantellamento del pontificato di Papa Francesco, scegliendo una via più prudente e molto meno “barricadera” del suo predecessore sudamericano; per cui chi verrà al posto di Felice non sarà come Felice ma con molta probabilità un vescovo in linea con i nuovi tempi e rientrerà nel Palazzo diocesano per uscirne raramente, avrà ruoli pubblici molto più limitati e sempre abbottonati e quel che più conta, probabilmente, allineerà la metropolia ai canoni che l’hanno sempre ispirata; riserbo, minor esposizione possibile, chiusura ad ogni forma di clamore.

Promoveatur ut amoveatur, una promozione che cela un ridimensionamento? Non lo sappiamo ma quello che è chiaro è che dove andrà Accrocca, in un contesto in cui i Francescani governano curandosi poco dei presuli di turno, gli spazi di manovra saranno esigui e finirà per assecondare la sua passione di studioso e apprezzato medievalista.

 

 

 

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