Dura denuncia del presidente nazionale di ACAI Onlus, Giovanni Ardolino, sulla gestione del servizio “Spazio bambini e bambine” ad Avellino: locali comunali senza riscaldamento e con infiltrazioni d’acqua, poi l’interruzione improvvisa a metà anno per la scadenza dell’affidamento, senza preavviso alle famiglie. Chiesti interventi immediati e il ripristino del servizio:
“Centro per la primissima infanzia in una struttura senza riscaldamento e dove piove dentro, a causa dell’assenza di interventi degli enti preposti. Dopo il servizio viene addirittura interrotto a metà anno, perché è scaduto l’affidamento, senza nemmeno avvisare le famiglie, che non sanno se e quando riprenderà. E’ ciò che sta succedendo ad Avellino con Spazio bambini e bambine”. A denunciare la grave vicenda è il presidente nazionale di Acai onlus, Giovanni Ardolino.
“Il servizio integrativo al nido – prosegue il numero uno dell’associazione di tutela dei consumatori – è ubicato in locali di proprietà comunale in Strada Quattrograna, organizzato dall’Azienda speciale consortile A04 – Piano di zona sociale, con il Comune di Avellino quale capofila, la cui gestione è stata affidata ad una cooperativa sociale della provincia di Napoli, la Smile Life, anche per la sede di San Martino Valle Caudina, dove le cose sono andate meglio.
Si tratta di un servizio importante e molto delicato, rivolto ad una fascia di età fino a tre anni, che risponde alle esigenze di tanti genitori, ma che è stato sistematicamente trascurato e depotenziato, sin dall’inizio dall’Azienda consortile del Piano di zona e dall’amministrazione comunale del capoluogo, che non sono stati in grado di garantire quanto necessario per un adeguato svolgimento delle attività, a cominciare dalla manutenzione minima della struttura, verificando le condizioni in cui versava dopo essere rimasta chiusa e inutilizzata per molto tempo, e non curandosi nemmeno dell’accensione dell’impianto di riscaldamento, alla ripresa delle attività dopo la pausa estiva. Ciò che è peggio è che non sono intervenuti nemmeno quando i problemi sono stati segnalati.
Il progetto, partito in ritardo rispetto alla tabella di marcia, nel mese di marzo del 2025, dopo la pausa del mese di agosto e la ripresa di metà settembre, è terminato a fine anno solare, nel bel mezzo di un percorso educativo, perché non si è provveduto a programmare il nuovo affidamento del servizio. La maggior parte dei genitori non sono stati nemmeno avvisati. E dopo quasi due mesi è ancora tutto fermo. Almeno per la sede di Avellino.
Dagli uffici del Piano di zona, silenzio assoluto. Da Piazza del Popolo, lo stesso. Tra la gestione del sindaco Laura Nargi, anche in veste di presidente del Piano di zona, e dell’assessore Jessica Tomasetta e la fase commissariale nulla è cambiato: assenza e inefficienza.
Abbiamo sollevato la questione scrivendo formalmente al commissario Giuliana Perrotta, chiedendo e confidando in un suo intervento, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta.
Soltanto gli uffici dell’Edilizia scolastica del Settore Patrimonio e quelli del Settore Ambiente e Politiche energetiche dell’ente hanno dato riscontro con lettere, la prima persino piccata, applicandosi in maniera surreale nel consueto gioco dello “scaricabarile”. Fino a negare l’evidenza, cioè l’esistenza di problemi.
Il primo riferiva che non avendo ricevuto segnalazioni sulla necessità di intervento non si reputa responsabile di alcunché, quasi fossero una repubblica autonoma e come se non fosse loro dovere garantire comunque condizioni minime nelle strutture comunali, anche a tutela del patrimonio, che altrimenti rischia di deperire, e verificare soprattutto ad avvio di attività scolastiche, educative o di ogni altro tipo l’efficienza e la rispondenza dei locali.
L’altro ufficio invece si discolpava sostenendo di aver ricevuto richiesta di accensione dei riscaldamenti – come se non fosse già scontato – soltanto il 15 dicembre e di aver incaricato 3 giorni dopo la ditta che si occupa della gestione degli impianti, ma non si è posto il problema di sapere se questa fosse intervenuta o inottemperante. In ogni caso, dopo sono sopraggiunte le festività di Natale e l’interruzione del servizio.
Ci spiace dover constatare, ancora una volta, che in qualunque caso Palazzo di Città si dimostra un buco nero, distante mille miglia dalla città reale. Ma anche dallo scaricabarile degli uffici tecnici appare chiaro che i Servizi sociali del Comune e l’Azienda consortile, in primis il suo direttore, hanno completamente ignorato ogni problema e necessità per lo svolgimento delle attività.
Dopo i disagi, bambini, genitori e l’intera comunità sono stati improvvisamente privati di un servizio che andava potenziato ed esteso, anziché finire vittima, come lo è stato sin dall’inizio, di superficialità, incompetenza, inerzia, indifferenza, ottusa burocrazia. Anche perché – nonostante i disagi e gli ostacoli registrati – il servizio è stato svolto positivamente dagli operatori, risultando utile alle famiglie e si è creato un legame educativo con i bambini, che purtroppo è stato improvvisamente interrotto, contro ogni logica e pratica educativa, che evidentemente non albergano nei Palazzi, noncuranti degli interessi dei cittadini e della comunità. I genitori hanno sperato che le difficoltà e i problemi segnalati fossero risolti e invece Piano di Zona e Comune di Avellino non sono stati in grado di garantire più nemmeno il servizio”.
“Con l’auspicio – conclude Ardolino – che prima o poi qualche autorità decida pure di verificare le responsabilità, chiediamo atti concreti a chi di dovere, affinché venga ripristinato il servizio, assicurando le condizioni minime necessarie, consentendo continuità allo stesso, potenziandolo, estendendone la durata giornaliera e dandone adeguata pubblicità. Non possiamo poi che censurare il comportamento inidoneo dei vertici amministrativi e burocratici del Comune di Avellino e dell’Azienda consortile, ma anche evidenziare la problematicità di affidamenti a cooperative non locali, che sembrano davvero poco interessate – o poco abituate – a che i servizi rispondano alle esigenze dell’utenza e della comunità. Su questa vergognosa vicenda ci riserviamo di promuovere una class action”.