Un tavolo tecnico interministeriale per arrivare a una soluzione transattiva e garantire un ristoro rapido agli ex lavoratori dell’Isochimica di Avellino. È la richiesta avanzata da Gianfranco Rotondi in una lettera indirizzata ai Ministeri dell’Economia, del Lavoro e dell’Ambiente. Al centro dell’iniziativa, la drammatica vicenda degli operai impiegati negli anni ’80 nella scoibentazione delle carrozze ferroviarie, attività svolta – come emerso nel tempo – in condizioni estremamente pericolose, con esposizione massiccia all’amianto. Una situazione che ha provocato gravi patologie e numerosi decessi tra i lavoratori.
Rotondi ripercorre le tappe principali della vicenda, ricordando come le indagini abbiano accertato livelli di esposizione alle fibre di amianto enormemente superiori ai limiti consentiti e come la magistratura abbia riconosciuto precise responsabilità. In particolare, la sentenza del Tribunale di Avellino del 2022 ha condannato funzionari dell’allora Ferrovie dello Stato per omicidio colposo, mentre una successiva pronuncia della Corte d’Appello di Napoli ha attribuito responsabilità alla società del gruppo ferroviario.
Attualmente sono 247 i lavoratori costituiti parte civile, tra cui numerosi familiari di vittime. Solo una parte ha già ricevuto risarcimenti provvisori, mentre per molti altri si prospetta l’avvio di nuove azioni legali, in un contesto aggravato dal peggioramento delle condizioni di salute degli ex operai ancora in vita.
Da qui la richiesta di un intervento diretto del Governo. Secondo Rotondi, una soluzione transattiva complessiva permetterebbe da un lato di garantire giustizia e dignità ai lavoratori e alle loro famiglie, dall’altro di contenere i costi complessivi per lo Stato, evitando lunghi contenziosi giudiziari.
Il tavolo proposto dovrebbe coinvolgere, oltre ai Ministeri competenti, anche i rappresentanti degli ex lavoratori e i loro legali, con l’obiettivo di definire un accordo condiviso che tenga conto delle sentenze già emesse e dell’interesse pubblico.
Una richiesta che riporta al centro dell’attenzione una delle pagine più drammatiche della storia industriale italiana, simbolo delle conseguenze dell’esposizione all’amianto e della lunga battaglia per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori.