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Airola, un padre scrive a Mattarella: “Il 15 settembre mio figlio non sa se entrerà in classe. Ci aiuti”

Ad una settimana  dal suono della campanella, ad Airola non c’è nessuna certezza sull’inizio dell’anno scolastico. E un padre ha deciso di scrivere direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

L’autore della lettera è Raimondo Borriello, cittadino di Airola e genitore di uno studente della scuola media.

“Le scrivo non soltanto come cittadino, ma soprattutto come padre”, esordisce Borriello. “A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, mio figlio e tanti altri ragazzi non sanno ancora con certezza se il prossimo 15 settembre potranno entrare nella loro scuola”.

Una situazione definita di “profonda delusione e amarezza”. Quella che dovrebbe essere la normalità per ogni famiglia – l’avvio della scuola dell’obbligo – ad Airola è diventata una domanda senza risposta.

Borriello racconta di aver presentato istanze all’Amministrazione comunale e di aver interessato anche il Prefetto di Benevento per avere chiarimenti sullo stato dei lavori del nuovo Polo scolastico e della palestra*, senza però ottenere risposte certe sul cronoprogramma.

Poi il passaggio più personale. Con la moglie, anni fa, aveva scelto di trasferirsi ad Airola “per scelta, con convinzione”, cercando “un luogo nel quale vivere, crescere i nostri figli e costruire un progetto di vita diverso, lontano dalla frenesia, con tempi più umani”.

Oggi quella scelta vacilla. “Provo qualcosa che assomiglia al fallimento”, scrive. E non solo per la scuola. C’è anche il disastro ambientale del rogo del 31 agosto, che “ha ferito profondamente la comunità” aggiungendo “paura, rabbia e incertezza a una situazione già difficile”.

“La restanza non può diventare un sacrificio infinito – scrive ancora Borriello – Restare deve essere una scelta sostenibile, non una prova quotidiana di resistenza”.

Il suo desiderio resta semplice: “Vorrei poter dire a mio figlio che abbiamo fatto bene a scegliere Airola. Vorrei semplicemente accompagnarlo a scuola il 15 settembre e vederlo entrare in un edificio sicuro, dignitoso e pronto ad accoglierlo”.

Da qui l’appello al Quirinale: “Chiedo davvero poco, Signor Presidente: che la scuola apra. Che la campanella suoni. Che a mio figlio venga garantito ciò che dovrebbe essere garantito a ogni ragazzo della Repubblica”.

E se il 15 settembre le porte dovessero restare chiuse, Borriello è pronto a una protesta personale e non violenta, “anche estrema”: incatenarsi davanti alle istituzioni.

“Non per sfida. Non per odio. Ma perché lo devo a mio figlio e alla mia coscienza di padre e di cittadino. È un grido di aiuto”.

La chiusura è un accorato appello a Mattarella: “Ci aiuti a non perdere la fiducia nelle istituzioni. Faccia in modo che questa voce non rimanga inascoltata. Per mio figlio. Per tutti i ragazzi di Airola”.

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