Un portone sbarrato che non lasciava dubbi: il Centro di Salute Mentale di Airola ieri era proprio chiuso, anche se non c’era un cartello per informare i pazienti dell’interruzione del servizio pubblico alla popolazione della Valle Caudina.
È il terzo giorno, dunque, che l’assistenza è interrotta: i pazienti sono rimasti letteralmente abbandonati a se stessi. Nessun medico, infermiere o psicologo a presidiare il territorio: tutto questo a seguito di una decisione del management dell’Asl che ha stabilito – dopo un’ispezione del coordinatore Cavalli – l’inadeguatezza della sede di Airola e il trasferimento dei pazienti in quella di Puglianello, in Valle Telesina.
Sarebbe stato logico, invece, cercare un’altra soluzione nelle vicinanze, su quello stesso territorio. Ma perché Puglianello?
Immediata la protesta dei sindaci della “Città Caudina”, attraverso la dura nota del presidente Pasquale Fucci che chiede «chiarimenti urgenti alla dirigenza Asl… Nessun preavviso, nessuna ricerca di soluzioni immediate e alternative, nessun confronto, nemmeno con il Sindaco di Airola, proprietario dello stabile, concesso in comodato d’uso alla Asl nel 2013. Gravissimo il trasferimento delle attività del CSM (servizio per legge territoriale) ad un altro Distretto, quello di Telese, lontano e difficilmente accessibile per i cittadini afferenti al Distretto di Montesarchio.
Presso il CSM di Airola sono in cura pazienti fragili, con problematiche socio-sanitarie, spesso non autonomi, soprattutto negli spostamenti: come pretendere che non risentano di tale sovvertimento delle loro sicurezze? Lo stesso concetto d’integrazione socio-sanitaria viene così messo in discussione… Pertanto i Sindaci chiedono al Direttore Generale di recedere da tale decisione e di avviare urgentemente un tavolo di confronto per individuare soluzioni che non privino i pazienti dei diritti fondamentali alla cura».
Una decisione affrettata, dunque, quella presa dall’Asl, ma anche alcuni clamorosi autogol di cui ecco i passaggi principali. La struttura viene concessa dal Comune alla Asl gratuitamente, specificando però che l’ordinaria manutenzione è a carico della stessa Asl. Ebbene, cosa hanno fatto i responsabili della struttura succedutisi negli anni? «L’hanno lasciata degradare, rendendola sporca e fatiscente, e pensano ora che il Comune se la riprenda in questo stato? Eh no: la debbono prima rimettere a posto…», dice il vicesindaco Michele Napolitano.
Quanto all’esito dell’ispezione richiesta dal direttore del Dsm, cui ha partecipato anche un geometra, il quadro descritto appare esagerato. Fili elettrici scoperti non equivalgono a «rischio di folgorazione»: si chiama un elettricista e si mettono a posto. «Pessime condizioni igienico-sanitarie dovute a mancanza di pulizia»: individuata la causa, dunque, perché non si pulisce?
«Il locale utilizzato per le attività ludiche dei pazienti contiene un biliardino: si rilevano condizioni igienico-sanitarie e impiantistiche tali da imporre l’immediata interdizione all’uso»: ancora difetti di igiene, dunque, immediatamente risolvibili. E ancora: «gli scalini risultano scivolosi: sostituzione urgente delle strisce antiscivolo»: che ci vuole a sostituirle?
Insomma, 21 pagine di fotografie e grafici per dire che i locali sono soprattutto sporchi: perché allora si è aggravata tanto la situazione fino a chiudere il CSM e a provocare disagio e panico nella popolazione?
Ma c’è di più: nell’esito del sopralluogo – firmato da Cavalli e cui ha partecipato un geometra – si legge che «le gravi deficienze strutturali sono risultate difficilmente eliminabili». Ma per legge un geometra non può fare calcoli strutturali: questo spetta ad ingegneri e architetti. A che titolo e con quali competenze, dunque, è stato formulato questo verdetto che profila gli estremi del «procurato allarme» per mettere la parola fine all’esistenza della struttura?
Per la Rete Sociale
Il presidente
Serena Romano