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Cronaca

Fatture false e “banca clandestina” per il commercio di ferro: sequestri per 21 milioni, coinvolte anche società del Beneventano

Un maxi sequestro da oltre 21 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta su un presunto sistema di fatture false e trasferimento illecito di denaro che coinvolge anche il territorio sannita. La Guardia di Finanza ha eseguito un decreto di sequestro preventivo disposto dal Gip del Tribunale di Napoli nei confronti di 16 società operanti in tutta Italia e dei relativi rappresentanti legali, indagati a vario titolo per emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Tra le province interessate dal provvedimento figura anche Benevento. L’operazione è stata condotta dai militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma, con il supporto dei Comandi provinciali di Napoli, Salerno, Caserta, Brescia, Ferrara, Benevento, Monza e Forlì-Cesena.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Napoli, ha ricostruito un presunto meccanismo di “underground banking”, una sorta di banca clandestina realizzata attraverso società formalmente attive nel commercio di materiali ferrosi ma, secondo gli investigatori, utilizzate come strutture di copertura.

Il sistema ipotizzato prevedeva l’emissione di fatture false da parte di società “cartiere” nei confronti di aziende del settore, che effettuavano pagamenti tramite bonifici. Le somme venivano poi trasferite su conti correnti esteri e successivamente restituite in contanti alle società utilizzatrici, al netto di una commissione.

Secondo le risultanze investigative, sarebbero stati movimentati circa 134 milioni di euro verso conti correnti localizzati in Germania, Irlanda, Cina, Danimarca e altri Paesi europei. Le società coinvolte avrebbero generato un volume di fatture ritenute false superiore ai 100 milioni di euro.

Gli operatori economici interessati sono 10 in Campania, 3 in Lombardia e 3 in Emilia Romagna. Gli investigatori hanno evidenziato diversi elementi di rischio nelle società considerate “cartiere”: assenza di sedi operative effettive, mancanza di mezzi e dipendenti, incoerenza tra attività dichiarata e operazioni fatturate, oltre a una breve durata dell’attività e rapporti concentrati con pochi soggetti.

L’inchiesta è partita alla fine del 2024 dall’analisi di alcune movimentazioni finanziarie anomale sul conto corrente di un acconciatore napoletano. Da lì sono scattati gli approfondimenti economici e finanziari che hanno portato all’attuale provvedimento.

Complessivamente risultano indagate 31 persone per i reati di emissione e utilizzo di fatture false. La Procura precisa che i provvedimenti sono stati adottati nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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