Nel Paese dalle lunghissime transizioni il tema del Fascismo non può non concentrare su di se ancora vespai di polemiche a 80 anni dalla fine effettiva del Ventennio. Che è stato sviscerato e scandagliato moltissimo e la sua figura egemone, quella di Mussolini, sottoposta a studi profondissimi, primo fra tutti quello di Renzo De Felice, una specie di bibbia per chiunque abbia voglia di avvicinarsi alla materia.
Eppure, ogni qual volta si affronta la cosa le polemiche non mancano, vieppiù se a farlo è un membro familiare dei Mussolini. Caio Giulio Cesare ha avvertito l’esigenza, a suo avviso, di fare chiarezza sulle troppe, sempre a suo avviso, imprecisioni che da sempre accompagnano le riflessioni sul regime. E ha presentato un libro, “Mussolini e il Fascismo, L’altra storia” che si può definire a metà fra l’apologetico e il revisionista. Il bisnipote del Duce s’è presentato a Palazzo Paolo V, presentato da Ida Santanelli e accolto da Pasquale Viespoli, padre storico della destra beneventana degli ultimi 40 anni, e per non far sembrare la riunione una cosa a circuito chiuso c’erano anche Umberto Del Basso De Caro e in funzione di moderatore-ispiratore Giancristiano Desiderio.
Il Fascismo accende gli animi, specie in questi tempi costellati da molti presunti fascisti senza più il fascio. Epperò, impedire qualcosa a qualcuno è sempre deleterio fermo restando che i fatti, per quanto rivisitati, condannino una fetta di storia tragica del Paese ma anche coloro che ne furono ispiratori e per certi versi i costruttori; il capitalismo industriale, il latifondismo agrario, la dinastia sabauda e anche la Chiesa che dal Fascismo ottenne molto, a cominciare dallo sdoganamento completo dei Patti Lateranensi.