Si è tenuto il 20 febbraio 2026, presso la Sala della Cultura di Cervinara, l’evento pubblico «Dal Dossier al Cantiere», organizzato dall’Unione dei Comuni Città Caudina nell’ambito del progetto Cantiere Città Caudina 2028. L’incontro ha rappresentato un momento di bilancio e di rilancio della candidatura della Valle Caudina a Capitale Italiana della Cultura 2028, sottolineando come il percorso avviato non si concluda con la selezione, ma si trasformi in una progettualità permanente per il territorio.
Moderato da Arturo Olibano, l’evento ha visto la partecipazione dei curatori del dossier Alessandra Panzini di Marchingegno, Leandro Pisano e Giacomo Porrino, del professor Mario Tirino (Università di Salerno), della Vicepresidente della Commissione Cultura della Regione Campania Francesca Amirante, del rappresentante del GAL Partenio Flavio Pisano e del direttore del Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino Vincenzo Zuccaro. Presenti anche una rappresentanza dei sindaci dei comuni aderenti: Carmelo Sandomenico (Montesarchio), Giovannina Piccoli (Sant’Agata de’ Goti), Sergio Finelli (Rotondi) e Pasquale Matera (Bucciano), insieme al presidente dell’unione dei comuni «Città Caudina», Pasquale Fucci. A portare i saluti istituzionali è stata Marika Borrelli, sub commissario prefettizio del Comune di Cervinara.
La curatrice Alessandra Panzini ha proposto due passi immediati per non disperdere l’energia generata: consolidare attraverso un coordinamento leggero tra comuni e comitato promotore, e strutturare le alleanze con enti e associazioni, passando dalla semplice collaborazione alla corresponsabilità. L’intervento si concentra sul valore del percorso intrapreso, indipendentemente dal mancato raggiungimento del titolo. Panzini sottolinea come la candidatura non fosse «standard», ma basata su un modello policentrico alternativo: 14 comuni che smettono di competere per funzionare come un unico organismo integrato. Ha evidenziato il passaggio dalla ruralità nostalgica a un «laboratorio contemporaneo» capace di innovazione digitale e ambientale. Proponendo due passi immediati creare un coordinamento leggero tra comuni e comitato promotore per non disperdere l’energia generata; formalizzare le alleanze con enti e associazioni, passando dalla semplice collaborazione alla corresponsabilità.
Il progetto di candidatura, come ha ricordato il curatore Giacomo Porrino, è nato a Cervinara nel 2024 e ha rappresentato sin dall’inizio una scommessa culturale e politica: trasformare la percezione della Valle Caudina — ridotta a un generico meno che geografico — in Città Caudina, un sistema policentrico di 14 comuni che rinunciano alla competizione reciproca per funzionare come un unico organismo integrato. La presentazione stessa della candidatura, con un dossier che coniuga rigorosa conoscenza dei materiali della storia e delle masse di memoria della valle, visione poetica e analisi economica puntuale, è stata già considerata una vittoria, creando un insieme consapevole e unitario in un paesaggio emotivo che in precedenza poteva esprimere solo ambizioni e sentimenti frustrati dall’isolamento e da una inesorabile irrilevanza. Il coraggio che i sindaci hanno saputo mostrare in questa vicenda merita in ogni caso una menzione che ricorda a tutti come proprio il dissenso, presidio fondamentale di coesistenza democratica, preveda anzitutto il dovere della onestà intellettuale nel riconoscere i meriti anche di coloro i quali sono oggetto di uno sguardo critico. Porrino non ha mancato di puntualizzare che da un punto di vista strettamente storiografico, quanto avvenuto fin qui e tutto quel che seguirà è chiaramente un punctum di rilievo nella vicenda storica della terra caudina.
Il curatore Leandro Pisano ha illustrato la complessa struttura tecnica del dossier, articolata su cinque assi verbali legati al ciclo rurale — dissodare, irrorare, innestare, germinare e fecondare — nei quali hanno trovato collocazione, seguendo un articolato congegno che ha messo assieme le voci locali con quelle provenienti dallo scenario culturale consolidato nelle esperienze internazionali, essendo convinti che differentemente da altrove non aveva alcun senso né alcuna dignità culturale e progettuale allestire soltanto l’ennesima passerella da dimenticare il giorno dopo. Pisano ha inoltre lanciato un appello ai sindaci per la creazione di una Fondazione di comunità e di un Osservatorio europeo della ruralità futura, strumenti che possono e devono dare continuità istituzionale al cantiere avviato. E di cui tutti avvertono l’ineludibilità.
Pasquale Fucci, presidente della Città Caudina, ha salutato tutti segnalando la grande importanza dell’incontro di ieri, mostrando grande soddisfazione per il risultato ottenuto grazie a questa iniziativa, che va molto oltre l’esito del bando ministeriale. Ha incoraggiato e sostenuto con forza la necessità del Cantiere Città Caudina 2028 come strumento efficace per diffondere ancora più capillarmente i temi presenti nel Dossier, che restano fondamento e cardine di ogni scelta futura della nascente Città Caudina.
Carmelo Sandomenico, sindaco di Montesarchio, non ha esitato ad affermare che i temi e le visioni contenuti nel documento progettuale, da ieri reso disponibile al pubblico nel sito istituzionale del comune capofila, sono definitivamente già patrimonio culturale e istituzionale della Città Caudina. Tenendo ben presente come le esigenze e le scelte dei comuni grandi e di quelli piccoli della valle, dovranno di necesittà trovare una sintesi autentica e fondata sulla consapevolezza nuova di far parte di una storia comune, fatta di comunità che intendono usare per la prima volta nella storia le piccole differenze locali come strumento di unità. La sola in grado di sottrarci a un destino fatto di marginalità progressiva che, presto o tardi, investirà tutti, siano essi comuni piccoli e comuni grandi. «Abbiamo un’occasione irripetibile», ha aggiunto Sandomenico, «abbiamo il dovere civico e politico di non smarrirla, e questo vale per le istituzioni, per le comunità, per le associazioni, per i cittadini».
La sindaca di Sant’Agata de’ Goti, Giovannina Piccoli, ha espresso soddisfazione per la grande partecipazione e per il risultato politico ottenuto: la progettazione condivisa di un’idea di unione territoriale che veda nel turismo delle aree interne un asse portante di sviluppo.
Il sindaco di Bucciano, Pasquale Matera, ha definito l’incontro una «giornata di consapevolezza», rivendicando con forza il valore storico e artistico delle aree interne e denunciando al contempo le carenze infrastrutturali che penalizzano la Valle: dalla mancanza della ferrovia alla crisi dell’ospedale di Sant’Agata de’ Goti. Elementi che, ha sottolineato, devono spingere i comuni verso un’unione ancora più compatta. Il vicesindaco di Rotondi, Bartolomeo Esposito, ha ribadito la centralità della cultura come «la più grande infrastruttura», capace di includere non solo le arti ma anche le opere pubbliche necessarie allo sviluppo locale.
In un videomessaggio, Francesca Amirante, Vicepresidente della Commissione Cultura della Regione Campania, ha definito il dossier come frutto di una profonda elaborazione intellettuale, «scritto benissimo e fondato su una grande profondità di pensiero», e ha apprezzato la scelta di puntare sulle connessioni tra luoghi piuttosto che su un singolo polo attrattore. Ha poi sottolineato come il coinvolgimento dei cittadini in stretta relazione ai sindaci renda il processo felicemente irreversibile, scongiurando il rischio dei soliti exploit mediatici isolati che non lasciano tracce sul territorio.
Flavio Pisano, rappresentante del GAL Partenio, ha annunciato l’avvio della nuova programmazione europea incentrata sui progetti di comunità, con l’obiettivo di superare il vecchio modello di finanziamento a singoli beneficiari per costruire accordi che coinvolgano attori locali, associazioni e cittadini. Il GAL si è impegnato a sostenere il processo della Città Caudina nei settori dell’agricoltura e del turismo rurale.
Vincenzo Zuccaro, direttore del Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino — unico museo statale della provincia di Benevento — ha insistito sulla necessità di superare i campanilismi per raggiungere una massa critica sufficiente per competere a livello europeo. Ha ribadito inoltre la disponibilità e la presenza del Museo come perno per ogni ulteriore azione di sviluppo del Cantiere Città Caudina 2028.
Il professor Mario Tirino ha offerto una riflessione critica e stimolante: pur lodando il cambio di linguaggio della politica locale — che ora parla di «visione» e «bellezza» mostrando una incoraggiante maturità politica che si spinge oltre gli schemi del presente — ha avvertito che le risorse, se non messe genuinamente in rete, rischiano di alimentare solo interessi particolari. Ha sottolineato la mancanza di una protesta radicale e compatta per la difesa dei diritti essenziali (ferrovia, ospedale, viabilità), concludendo che la Valle Caudina si trova su un «binario sottile» tra il rilancio e la desertificazione, e che solo l’unione reale può inclinarla verso il futuro.
L’incontro di Cervinara ha confermato che la Città Caudina non intende archiviare la candidatura come un’occasione perduta, ma la riconosce come il punto di partenza di un cantiere culturale, civico e istituzionale. Il prossimo passo sarà la formalizzazione di una Fondazione di comunità e di un sistema di gestione condivisa che trasformi la visione del dossier in politica territoriale concreta










