Il PD del Sannio che va a congresso entro fine mese. Sono cominciate le sessioni assemblearti dei circoli del partito, la macchina organizzativa si è messa in azione per una fase delicatissima del PD locale, la più delicata dalla sua fondazione dal 2008. L’enigma leninista del “Che Fare?” sembra essere il leit motiv di questo passaggio politico in cui il partito appare disorientato, con una leadership che mostra l’usura del tempo inchiodata ad una visione delle cose che l’attualità mette in discussione.
E allora il congresso che verrà, con la proposta unitaria di Filomena Marcantonio, supportata da una sorta di “poilitburò”, termine vetusto con buona pace di Cacciano, capace di concretizzare la transizione, rappresenta forse l’unica soluzione per uscire dalle secche di una crisi che è politica e di personalità dopo un decennio di autarchia decarista. E a suggellare la nuova fase si rivede anche Carmine Valentino chiamato a dare il suo contributo.
L’ex segretario politico rimanda ogni decisione al postcongresso che traccerà la linea politica del PD ma esclude che oggi il partito possa essere assalito da fronde contrapposte sul tema dei temi e cioè se aprire a Mastella oppure no. In realtà il problema c’è ma è la debolezza del partito a renderlo forse sovradimensionato. E tuttavia il messaggio di Valentino è chiaro su cosa si ndeve fare per permettere che subebtri la stagione del dialogo che fino ad ora è stato tarpato.