In nome del dialogo, anche se da posizioni parecchio distanti. Questo lo spirito col quale Nicola Boccalone e Angelo Moretti hanno inteso inaugurare una stagione che politicamente è tra le più indecifrabili di sempre con Mastella che la fa da padrone e gli altri che arrancano. E allora avanti con la parolina magica del civismo che secondo Boccalone e Moretti è uno dei pochi antidoti all’astensionismo. E la ratio di questo esperimento è proprio questo. “C’è associazionismo e impegno, i numeri sono in crescita, ma non c’è l’equivalenza alle urne e allora è necessario congiungere questa ferita per cui chi si impegna per la città lo faccia anche partecipando alle sorti della polis andando a votare”. dice Angelo Moretti che poi sintetizza la sua proposta in tre punti: “conoscere, riconoscersi e connettersi”
Per Nicola Boccalone la parola civismo è occuparsi dei problemi della propria comunità e di essere artefici del proprio destino e il sapere deve essere la precondizione per rappresentare gli interessi di tutti. “La maggiore partecipazione deve sprigionare un governo coalizionale per avere risposte che siano frutto di dialogo e di riflessione e quindi di ponderazione tra la decisione e l’attuazione”.
Per qualcuno Moretti e Boccalone potrebbero reincarnare la Strana Coppia di Lemmon e Matthau, le loro origini politiche e culturali lontanissime. Eppure, in questo momento così caotico e senza troppi punti di riferimento la loro pretesa diventa quasi ineluttabile, quanto meno per avviare un discorso ecumenico che raccolga spunti per cercare risposte da trasformare in azione. E’ stato un pomeriggio una tantum? E’ valso quanto meno a smuovere le acque.