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Campo Largo ubique, nel PD è “mistero buffo”

Campo Largo ubique, nel PD è “mistero buffo”

23 Febbraio 2026 | by Enzo Colarusso
Campo Largo ubique, nel PD è “mistero buffo”
Politica
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Campo Largo? Si , no, forse, chissà. Nel Partito Democratico, all’indomani della fase congressuale che perpetua la classe dirigente degli ultimi deici anni, monta una confusione che definire kafkiana è davvero assai riduttivo. La mutata scena politica regionale impone alcune riflessioni che a Napoli vanno per un verso ma a Benevento faticano e molto ad essere recepite. E sono particolarmente complesse, tanto che all’opinione pubblica arriva un raccoonto per molti versi contorto su ciò che è l’attuale scena politica locale. Il Campo Largo? Per il segrertario regionale Piero De Luca è in re, è nei fatti.

Un assioma che vale anche in Consiglio comunale dove, a suo dire, si devono abbattere i muri per far spazio alla realpolitk.

Gli fa da sponda Filomena Marcantonio anche lei dell’avviso che l’avvento della grande coalizione sia ormai improcrastinabile

Poi la segretaria corregge il tiro e in una intervista rilasciata oggi al Mattino tiene a precisare che le cose a Palazzo Mosti restano come sono. Insomma un guazzabuglio, la mano destra non sa cosa fa la sinistra e viceversa e la pezza è peggiore del buco.

Poi arriva Umberto Del Basso De Caro e allora il cortocircuito è completo. Umberto, il capo indiscusso del partito, taglia corto e non dice no al campo largo, almeno ufficialmente, ma sostiene che la prudenza sia opportuna visto che a Salerno e ad Avellino il contesto è ancora troppo frastagliato.

Mastella rappresentato dalla segretaria provinciale Marcella Sorrentino, che non può fare altro che dirsi soddisfatta della aperture del De Luca Jr

Appare scontato che il decarismo veda Mastella come il fumo negli occhi, “siamo sette partiti e una famiglia” dice sarcastico De Caro, ma c’è veleno anche dalla parte opposta e ti accorgi che la contrapposizione travalica i confini della politica per andare nel quadro dell’avversione antropologica. Margini di convergenza il decarismo non ne traccia. E allora il discorso è rinviato alla scelta del presidente, in autunno, quando il quadro, probabilmente, sarà meno torbido di oggi.

 

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