Sette mensilità non pagate, famiglie in difficoltà e accuse di scarsa trasparenza nella gestione delle risorse. L’ex sindaco di Baselice, Lucio Ferella, interviene sulla vicenda della Comunità Montana del Fortore e annuncia la richiesta di un incontro al presidente della Regione Campania Roberto Fico e all’assessora all’Agricoltura Maria Carmela Serluca, per aprire un tavolo con operai e sindacati:
“La Comunità Montana del Fortore: premi ai dirigenti, luminarie nei paesi, stipendi negati agli operai. Fin quando? La vicenda degli operai forestali della Comunità Montana del Fortore — stipendi non pagati da mesi, rimpalli di responsabilità, silenzi istituzionali e promesse vane — non può più essere derubricata a semplici “accuse strumentali”. È diventata un dramma sociale che sta impoverendo famiglie, mettendo a rischio la sopravvivenza economica di chi quotidianamente tutela il nostro territorio. Le voci di chi vive questa realtà ogni giorno non possono essere ignorate. Claudio De Padua, operaio idraulico forestale con 35 anni di esperienza, ha sentito il dovere di scrivere pubblicamente: al 18 febbraio scorso erano sette le mensilità non percepite — sette stipendi, non una nota a piè di pagina di un bilancio. De Padua ha denunciato anche le condizioni di sicurezza precarie e le malattie professionali minimizzate o ignorate. Filippo Coduti, operaio OTI, ha scritto con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: «Ogni mensilità non pagata non è un numero su un bilancio, è una rata del mutuo, una bolletta, la spesa di una famiglia». Coduti ha denunciato lo scaricabarile continuo tra Comunità Montana e Regione Campania e ha ricordato un paradosso amaro: c’è chi guarda con fastidio alla possibilità che i lavoratori ricorrano a un decreto ingiuntivo, come se pretendere ciò che spetta fosse un atto di ostilità. Come ha scritto lui stesso: «Quando uno stipendio non arriva per mesi, rivolgersi alla legge non è una provocazione. È l’ultima difesa rimasta».
Questa situazione non è nuova, e il silenzio attorno ad essa è ancora più grave del ritardo in sé. Già nei mesi scorsi avevo lanciato pubblicamente l’allarme, denunciando che gli operai forestali del Fortore sono da anni costretti ad aspettare stipendi che non arrivano. Una denuncia puntuale, civile, doverosa. La risposta della Giunta esecutiva della Comunità Montana è stata però tutt’altro che all’altezza: anziché riconoscere la gravità della situazione, ha scelto la strada dell’attacco personale, liquidando le osservazioni fatte come “vacue e strumentali”, accusando di parlare “nella più totale ignoranza della questione”. Un approccio che, invece di aprire al confronto, ha chiuso le porte al dialogo proprio nel momento in cui le famiglie ne avevano più bisogno. E ora che ha denunciare sono gli stessi operai? Nel frattempo emergono episodi che restituiscono con chiarezza le priorità reali di chi amministra. Mentre gli operai attendono lo stipendio da settembre, viene liquidata l’indennità di performance per un dirigente dell’ente. Prima i premi interni, poi — forse — le retribuzioni degli operai. Il quadro si complica ulteriormente considerando che nella Giunta esecutiva della Comunità Montana siedono amministratori locali che ricoprono contemporaneamente ruoli di primo piano nei comuni interessati, con sovrapposizioni istituzionali che rendono ancora più opaco il confine tra interesse pubblico e gestione politica del territorio. Non si tratta di alimentare polemiche, ma di pretendere coerenza e trasparenza da chi è chiamato ad amministrare nell’interesse di tutti.
Questa vicenda chiede responsabilità. Non richiede riflessioni sterili, ma azioni chiare. Non merita semplici spiegazioni: chiede rispetto per chi lavora e per chi soffre. E proprio per questo, nei giorni scorsi, ho ritenuto doveroso formalizzare una richiesta di incontro urgente al Presidente della Regione Campania Roberto Fico e all’Assessora all’Agricoltura Maria Carmela Serluca, affinché si convochi un tavolo alla presenza degli operai forestali, delle strutture regionali competenti e delle rappresentanze sindacali nazionali e territoriali. Nella lettera ho scritto chiaramente che «la situazione ha ormai superato i limiti della vertenza amministrativa per divenire un problema sociale di forte impatto sulle famiglie e sull’intero territorio» e che «è fondamentale che la discussione non venga confinata nei corridoi burocratici, ma si confronti direttamente con chi sta vivendo da mesi la difficoltà economica e la frustrazione di non ricevere stipendi che rappresentano il diritto più elementare».
Le sigle sindacali sono state informate di questa iniziativa perché il loro ruolo di tutela e di rappresentanza è imprescindibile in un passaggio così delicato. Senza il coinvolgimento pieno delle organizzazioni dei lavoratori, ogni soluzione rischierebbe di essere parziale e fragile. La richiesta di incontro nasce dall’esigenza di ricostruire un percorso condiviso, trasparente e responsabile, che rimetta al centro il lavoro, la dignità e la serenità delle famiglie del Fortore. Non accetteremo un no come risposta: se necessario, saremo pronti anche a una mobilitazione a Napoli.