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San Giorgio La Molara, scontro in Consiglio: la minoranza abbandona l’aula

San Giorgio La Molara, scontro in Consiglio: la minoranza abbandona l’aula

26 Febbraio 2026 | by redazione Labtv
San Giorgio La Molara, scontro in Consiglio: la minoranza abbandona l’aula
Politica
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Riceviamo e pubblichiamo nota a firma di Nicola De Leonardis capogruppo “Terre di Lavoro” comune di San Giorgio La Molara

Clima teso nel Consiglio comunale di San Giorgio La Molara riunitosi lo scorso 24 febbraio 2026. Dopo la discussione del terzo punto all’ordine del giorno – relativo al contenimento della spesa ai sensi dell’art. 53, comma 23, della legge 388/2000 – il gruppo consiliare di minoranza “Terre di Lavoro” ha abbandonato l’aula, formalizzando una dura presa di posizione contro l’impostazione adottata dall’Amministrazione.

Al centro della contestazione vi è l’applicazione dell’art. 53, comma 23, della Legge 23 dicembre 2000, n. 388, norma che consente, nei Comuni di piccole dimensioni, di attribuire ai componenti della Giunta la responsabilità degli uffici e dei servizi, anche con poteri tecnico-gestionali, in deroga al principio generale di separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa.

Un principio, ricordano i consiglieri di minoranza, sancito sia dal Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUEL) sia dal Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165, che distinguono nettamente tra funzioni di indirizzo politico-amministrativo e funzioni gestionali riservate ai dirigenti o ai responsabili degli uffici.

Secondo la minoranza, il contenimento della spesa rivendicato dall’Amministrazione De Vizio riguarderebbe esclusivamente la riduzione dei costi del personale derivante dalla nomina dei componenti della Giunta a capo degli uffici, con il conseguente mancato riconoscimento delle indennità a professionalità esterne. Una scelta organizzativa che, per “Terre di Lavoro”, avrebbe comportato un’eccessiva concentrazione di poteri in capo agli amministratori, incidendo su servizi, processi e gestione complessiva della Casa comunale.

Tale impostazione – seguita, secondo l’opposizione, fin dal 2020 – non terrebbe conto, nella proposta portata in Consiglio, delle maggiori spese sostenute per servizi di supporto esterni. Vengono invece evidenziati soltanto i risparmi derivanti dalla mancata corresponsione di indennità, presentati come risultato positivo dell’azione amministrativa.

La minoranza richiama, a titolo esemplificativo, diversi incarichi affidati negli ultimi anni: il servizio di supporto in materia di tributi (oltre 20 mila euro nel 2020, con gestione protratta almeno fino al 2025), l’affidamento del servizio stipendi per circa 12 mila euro annui oltre Iva, nonché una consulenza da 30 mila euro oltre spese a un professore universitario, motivata – secondo quanto riportato negli atti – dalla necessità di rispondere ai rilievi della Corte dei Conti.

Secondo i consiglieri di opposizione, negli stessi atti di affidamento verrebbe esplicitata la mancanza di competenze interne adeguate, per l’espletamento di determinate funzioni. Vengono inoltre richiamate ulteriori vicende: incarichi legali per la gestione di transazioni (tra cui la questione GESESA), che ha comportato una perdita di circa 150 mila euro -a loro dire prescritti -; la nomina per due volte di un Commissario Prefettizio, con oneri a carico delle casse comunali, in una causa definita in Cassazione; il pagamento di oltre 45 mila euro di interessi legati alla gestione dello SPRAR, cui si aggiungono debiti fuori bilancio approvati nel 2025 e nella seduta in questione.

Nel documento letto in aula e depositato agli atti, “Terre di Lavoro” sostiene che la spesa per il personale rappresenti soltanto una delle voci su cui intervenire per un reale contenimento della spesa pubblica.

Vengono richiamate le indicazioni della Ragioneria Generale dello Stato, che individua ulteriori ambiti di attenzione: consumi intermedi (beni e servizi), incarichi di consulenza, relazioni pubbliche, missioni, gestione delle partecipate e riduzione dei tempi di pagamento dei debiti commerciali.

Per la minoranza, il rispetto dei limiti normativi in materia di programmazione del personale costituisce già attuazione delle politiche di contenimento previste dalla legge. Il risparmio rivendicato dall’Amministrazione deriverebbe invece da una precisa scelta organizzativa: concentrare in capo agli organi politici anche la gestione amministrativa.

Una concezione che l’opposizione definisce come una “macchina pubblica guidata esclusivamente dalla politica”, ritenendola inadeguata a garantire competenza tecnica, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa.

Quando le decisioni sono orientate prevalentemente da esigenze politiche – sostengono – aumenta il rischio che le valutazioni siano influenzate da logiche di breve periodo, sovrapponendo impropriamente il ruolo politico a quello tecnico.

Il pericolo, secondo questa lettura, è quello di comprimere la funzione del dirigente o del funzionario, che dovrebbe operare secondo criteri di professionalità, neutralità e competenza specialistica. Nel corso dell’intervento sono stati elencati alcuni episodi che, per la minoranza, dimostrerebbero la necessità di rafforzare il profilo tecnico della gestione amministrativa:

  • la questione delle indennità agli amministratori, inizialmente ricondotta a un “errore materiale” e successivamente modificata;
  • il Bilancio 2024, approvato senza il necessario equilibrio e poi corretto con una variazione intervenuta pochi giorni dopo, nel merito delle contestazioni sollevate dall’opposizione;
  • la riformulazione delle aliquote IMU, ritenuta penalizzante per le aziende agricole e più favorevole per le società dei parchi eolici operanti sul territorio;
  • il pagamento di somme per risarcimenti (a cugini carnali) inserite all’interno di progetti dichiarati da realizzare, ma in parte già eseguiti in passato.

La minoranza denuncia inoltre presunte incongruenze nei documenti di programmazione, in particolare tra il programma delle Opere pubbliche, il DUP e il Bilancio. A fronte di importi programmati per il triennio 2026-2028 nel piano delle opere (28.333.486,59 euro nel 2026; 50.535.854,75 euro nel 2027; 69.734.006,04 euro nel 2028), nel DUP e nel Bilancio risulterebbero cifre differenti (31.065.121,63 euro nel 2026; 32.831.568,81 euro nel 2027; 61.800.226,53 euro nel 2028), nonostante la certificazione di corrispondenza da parte di amministratori e revisore.

“C’è un limite all’offesa dell’intelligenza altrui ed è stato superato”, affermano i consiglieri di opposizione, ribadendo la loro contrarietà al metodo adottato. La maggioranza ha difeso la legittimità delle scelte compiute, sostenendo la piena conformità alla normativa vigente.

Il sindaco ha richiamato i pareri favorevoli del Revisore dei conti a supporto degli atti approvati. Organo al quale loro stessi forniscono dati e informazioni, la domanda che sorge spontanea è in quale veste forniscono le informazioni? Da tecnici o da politici? Il confronto sul modello organizzativo dell’ente e sulle modalità di gestione delle risorse pubbliche si conferma dunque uno dei nodi centrali del dibattito politico locale.

La discussione è destinata a proseguire nei prossimi passaggi consiliari, in particolare in occasione dell’esame del DUP e del Bilancio, dove le divergenze emerse in aula torneranno con ogni probabilità al centro del confronto.

 

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