Non c’è che dire: per Clemente Mastella questo è un momento davvero felice. Per la verità dura da un pezzo da quando le Regionali non solo non ne hanno decretato la pars destruens ma lo hanno rilanciato in grandissimo stile. E si che anche lui aveva intravvisto i rischi di una graduale uscita di scena se i risultati non fossero arrivati, aveva caricato l’appuntamento al pari di una ordalia, lavorato con perseveranza martellante e alla fine colto 14 mila preferenze per il figlio, un assessorato di peso e una vicepresidenza di commissione.
Mentre gli altri si dimenano egli miete risultati a gogò. Il suo No annunciato ai referendum ha fatto traballare in molti e alla fine pure la ci ha visto lungo; è accompagnato dallo stellone personale che mai lo ha abbandonato da Ceppaloni a Montecitorio, a parte il celebre ottennio di purgatorio, ma che ora pare orientato a risarcirlo a dovere. Ammonisce: “non è la vittoria del campo largo, né questa è la prima manche delle Politiche”.
E già, il campo largo. Danza sulle macerie del decarismo che relega a Largo Guerrazzi e lo erode. Promette sostegni alle amministrative a Valentino, chissà, e lo attira nel novero dei suoi alla Rocca; il PD in provincia è di fatto allineato ai mastelliani. Anche alla dissidenza antidecarista, quella che fu la fronda dei sindaci, dedica le sue attenzioni. Addabbo sostituisce Ricci ad Asea ed è una scelta precisa, al di fuori di liste prestabilite, nel solco della migliore tradizione mastellista della catena distributiva.
Restano fuori i “defensores del Chaco” dem della città che non intendono piegarsi al Cep e rimangono fedeli a Umberto, almeno fino a fine consiliatura. Ribadiscono che non hanno alcuna intenzione di rinnegare dieci anni di opposizione e pure Mastella mostra comprensione ma il Campo Largo che avanza, alla fine, li coinvolgerà.