Arresto Santamaria, De Stasio: subito la Commissione speciale d’Indagine per i dirigenti
“L’arresto del Dirigente Gennaro Santamaria desta molta preoccupazione in coloro a cui sta a cuore la città ed il modo in cui questa viene amministrata. Pur tenendo presenti tutte le cautele del caso, e la circostanza che per ogni indagato vige il principio di non colpevolezza fino ad una sentenza definitiva, va evidenziato che il fatto è di estrema gravità, trattandosi di un arresto in flagranza di reato.” Sono parole di Rosetta De Stasio consigliera comunale di Fratelli d’Italia al Comune di Benevento.
“Naturalmente la Giustizia farà il suo corso ma appare necessario ed imprescindibile che il Sindaco, che all’epoca aveva conferito al suddetto Dirigente l’incarico di tipo fiduciario (Santamaria non è vincitore di un concorso), provveda subito, al fine di cautelare l’Amministrazione e gli interessi della città, a sospenderlo dall’incarico.
E’ infatti di fondamentale importanza una presa di posizione netta ed inequivoca su un episodio di particolare gravità che getta non poche ombre sull’operato di alcuni dirigenti del Comune.
E’ troppo tempo che gli autori di una mala gestione della cosa pubblica non si assumano le proprie responsabilità, purtroppo in molti settori. Non a caso ho chiesto più volte, rimanendo inascoltata, di nominare una Commissione speciale d’Indagine per l’accertamento di eventuali responsabilità riconducibili a dirigenti comunali. Probabilmente è giunto il momento di aprire gli occhi senza continuare a far finta che niente sia accaduto o accada.
Mi auguro che l’Amministrazione adotti in modo immediato una posizione chiara che possa liberare il campo da equivoci ed atteggiamenti di superficialità che danneggerebbero non solo l’immagine del Comune, ma anche dell’intera città”, conclude Rosetta De Stasio.




Il Peso del Malaffare e l’Ombra di Kundera: La Corruzione come Deriva dell’Anima
In un mondo che corre verso l’efficienza e la trasparenza, la corruzione rimane un cancro silenzioso, capace di divorare le fondamenta delle istituzioni e del patto sociale. Ma se la politica e la magistratura la affrontano sul piano dei codici e delle sanzioni, esiste una dimensione psicologica e filosofica che rende questo fenomeno spaventosamente simile a quel concetto di “leggerezza” esplorato da Milan Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere.
La Scelta tra il Peso e la Leggerezza
Nel romanzo, Kundera ci pone di fronte a un dilemma fondamentale: la vita è pesante (piena di responsabilità, impegno, legami indissolubili) o leggera (priva di significato ultimo, transitoria, dove ogni azione vale l’altra)?
La corruzione è, in fondo, la massima espressione di una leggerezza distorta. Il corrotto è colui che decide di sollevarsi dal “peso” del dovere civico e dell’etica. Per lui, le regole non sono pilastri che reggono la società, ma zavorre inutili di cui liberarsi per fluttuare più facilmente verso il profitto personale.
L’Eterno Ritorno e il Gesto Corruttivo
Nietzsche, citato in apertura da Kundera, teorizzava l’Eterno Ritorno: l’idea che ogni nostra azione si ripeterà all’infinito. Se vivessimo con questa consapevolezza, ogni gesto peserebbe come un macigno.
“Se ogni secondo della nostra vita si deve ripetere un numero infinito di volte, siamo inchiodati all’eternità come Gesù Cristo alla croce.”
Il corrotto agisce esattamente all’opposto. Vive nella convinzione che il suo gesto — la mazzetta, il favoritismo, il voto di scambio — sia un evento isolato, un punto nel vuoto che non lascia traccia. È la “leggerezza” dell’impunità morale: la sensazione che, poiché la vita accade una volta sola (Einmal ist keinmal), nulla abbia davvero importanza.
La Corruzione come Kitsch Politico
Un altro concetto chiave di Kundera è il Kitsch: l’eliminazione di tutto ciò che è inaccettabile nell’esistenza, una maschera di bellezza che nasconde il marciume.
Le reti di corruzione spesso si nascondono dietro il Kitsch del potere:
Discorsi pubblici intrisi di retorica e “bene comune”.
Inaugurazioni di opere pubbliche ridondanti.
L’ostentazione di una facciata di rispettabilità che nega l’esistenza del fango sottostante.
In questo scenario, la corruzione non è solo un furto di denaro pubblico, ma un furto di verità. È l’insostenibile leggerezza di chi crede che la realtà possa essere manipolata a piacimento, senza che il peso delle conseguenze ricada mai su di sé.
Conclusione: Ritrovare il Peso della Responsabilità
Se la corruzione nasce dalla convinzione che “tutto è permesso perché nulla rimane”, la lotta al malaffare non può essere solo repressiva. Deve essere una rivoluzione culturale che ci riporti a sentire il peso delle nostre azioni.
Essere onesti è faticoso; richiede di accettare il carico della coerenza e del sacrificio. Ma, come suggerisce Kundera, quel peso è anche ciò che ci rende reali, ciò che ci tiene ancorati alla terra e ci conferisce una dignità che la leggerezza del privilegio rubato non potrà mai offrire. Solo accettando la “pesantezza” dell’etica possiamo sperare di costruire una società che non svanisca come fumo al primo soffio di interesse personale.