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Di Sisto lascia Fratelli d’Italia per una destra identitaria, senza speculazioni

Di Sisto lascia Fratelli d’Italia per una destra identitaria, senza speculazioni

11 Aprile 2026 | by redazione
Di Sisto lascia Fratelli d’Italia per una destra identitaria, senza speculazioni
Politica
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Di Sisto lascia Fratelli d’Italia: l’annuncio in un post su Facebook

“Alla luce di quanto sta accadendo, non mi sento più parte del direttivo di Fratelli d’Italia.

Si tratta di una scelta maturata nel tempo, frutto di un percorso di consapevolezza, e non determinata da dinamiche contingenti.

Sono convinto che l’adesione a Indipendenza, oggi rappresentata da Federico Paolucci, nella prospettiva della fusione con Futuro Nazionale prevista per il mese di giugno, possa contribuire alla ricostruzione di una destra più identitaria, coerente e radicata nei valori. Una destra composta da persone che credono realmente in un progetto politico, e non da chi ha semplicemente cavalcato l’onda del momento.

Alcune considerazioni su quanto emerso dalla stampa beneventana, tuttavia, meritano di essere espresse.

La prima riguarda l’intervento in aula della consigliera Rosetta De Stasio che, nel pieno della polemica sul Parco De Mita, ha parlato di vigilanza non autorizzata, concludendo con una frase molto netta:

“Altro che parco pubblico, questo è diventato un parco di gentaglia.”

Ritengo che chi ricopre cariche pubbliche abbia il dovere di utilizzare toni consoni e appropriati, evitando di alimentare un clima di tensione sociale già particolarmente elevato. Generalizzazioni di questo tipo rischiano di colpire indistintamente anche tante persone perbene — famiglie e cittadini — che frequentano quei luoghi con rispetto.

Le parole pesano, soprattutto quando provengono da chi rappresenta le istituzioni.

Proprio per questo, invece di alimentare polemiche, sarebbe più utile aprire un confronto serio su come garantire sicurezza e piena fruibilità del Parco De Mita, attraverso strumenti chiari, regole condivise e controlli adeguati, senza criminalizzare chi vive questi spazi in modo civile.

Le istituzioni hanno il dovere di unire, non di dividere; di rappresentare tutti i cittadini, soprattutto nei momenti in cui il clima sociale rischia di surriscaldarsi.

Per quanto riguarda la vicenda del dirigente comunale, dott. SantaMaria, c’è una Procura che sta svolgendo il proprio lavoro e che farà il suo corso. Le vicende giudiziarie devono restare tali: non si può fare politica sulle indagini.

Non sono un sostenitore di Clemente Mastella, ma è giusto ricordare che, dopo oltre cinquant’anni di attività politica — e anche dopo vicende complesse che ne hanno segnato la reputazione, poi rientrate — continua a godere di un consenso significativo, come dimostrano le ultime elezioni. Evidentemente, un motivo c’è.

Ad oggi, Mastella non risulta indagato e non credo abbia bisogno di denaro illecito: il suo obiettivo è sempre stato quello di restare centrale nella vita politica. È altrettanto evidente che nessun amministratore può avere tutto sotto controllo in ogni momento, e l’eventuale presenza di “mele marce” non può automaticamente tradursi in responsabilità personali, se non accertate.

Detto questo, Mastella resta Mastella: una figura che ha segnato un’epoca e il cui peso politico, nel bene o nel male, continuerà a farsi sentire ancora a lungo. Pensare di costruire consenso approfittando di un suo presunto momento di debolezza sarebbe un errore di valutazione.

Al contrario, la sua lunga esperienza gli ha consentito di sviluppare una capacità di adattamento e una lucidità politica che pochi oggi possono vantare. Chi lo considera politicamente finito rischia di sottovalutarne, ancora una volta, la resilienza.

La politica, oggi più che mai, dovrebbe concentrarsi sui problemi reali dei cittadini, evitando scorciatoie mediatiche e attacchi strumentali.

I cittadini chiedono risposte, non scontri”.

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