Un viaggio tra opere, pittura e visione artistica di un autore sannita che ha fatto della propria vita un mosaico di incontri, esperienze umane e percorsi professionali.
L’arte di Peppe Leone si colloca fuori da ogni facile definizione. È differente, unica nella sua concettualità, disinibita e volutamente fuori dagli schemi. Anticonformista per natura, come l’artista stesso, rifiuta i compromessi del mercato e le logiche dell’opera intesa come semplice oggetto d’arredo. Le sue creazioni non nascono per rispondere a una commissione, ma per raccontare mondi interiori che chiedono di essere letti, attraversati, interpretati. Non decorazioni, ma presenze.
Al centro della sua ricerca si impone la scrittura afona: un linguaggio silente eppure fortemente comunicativo, capace di unire spazi fisici e temporali, suggestioni orientali e memorie antiche. Un codice poetico e visionario che Peppe Leone elabora come forma espressiva autonoma, evocando, per complessità e fascino, le lingue artificiali create da Tolkien: alfabeti dell’anima più che sistemi di segni, territori del sogno più che strumenti di lettura razionale.
Nel suo studio, Leone ci accoglie come in un luogo sospeso, dove il tempo sembra stratificarsi. È qui che prende forma il suo universo interiore, alimentato dalla cultura contadina, dai ricordi d’infanzia, dalla memoria di un antico telaio. Le trame di cotone e canapa riaffiorano nelle opere come impronte emotive, cristallizzate in omaggio ai tappeti realizzati dalla nonna, custode di un sapere arcaico e silenzioso. Gli oggetti di uso quotidiano, lavorati con sapienza artigianale, diventano così testimoni del tempo e delle vite che li hanno attraversati.
Un ruolo centrale nella sua produzione è occupato dallo studio antropologico, che accompagna molte delle sue opere.
Da sempre affascinato dagli ex voto, Leone li rilegge come archivi di speranze, memorie materiali di paure, preghiere e superstizioni, frammenti di un sentire collettivo che attraversa le epoche.
La materia è un altro pilastro della sua poetica. Tessuti, carte, lettere e documenti del passato non sono semplici supporti, ma superfici narrative, tracce di esistenze che diventano parte integrante dell’opera. In questi materiali il gesto creativo si fa racconto necessario, urgenza espressiva, atto di restituzione.
L’unicità è la cifra che attraversa tutta la ricerca di Peppe Leone: un’unicità che respira nella libertà assoluta del fare artistico e che trova la sua autenticità proprio nel rifiuto di ogni omologazione. Un’arte che non chiede consenso, ma ascolto.


