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Padre Ibrahim Faltas da Gerusalemme: “Sirene e missili nella notte, la Terra Santa avvolta dalla violenza”

Padre Ibrahim Faltas da Gerusalemme: “Sirene e missili nella notte, la Terra Santa avvolta dalla violenza”

6 Marzo 2026 | by redazione
Padre Ibrahim Faltas da Gerusalemme: “Sirene e missili nella notte, la Terra Santa avvolta dalla violenza”
Cronaca
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“È stata una notte terribile. Le sirene hanno suonato a lungo e il cielo della Terra Santa è stato attraversato da centinaia di missili. La maggior parte erano diretti a Tel Aviv. Si sentono rumori assordanti e sappiamo che sono suoni di morte. La situazione si aggrava in tutta la Terra Santa: a nord, al confine con il Libano si intensificano gli scontri e lo scambio di missili. Anche il Libano è un terribile scenario di morte e di distruzione”.

Lo riferisce padre Ibrahim Faltas, raggiunto telefonicamente a Gerusalemme dall’ANSA. Il direttore delle scuole di Terra Santa ricorda che “ieri il Santo Padre ha chiesto di continuare a pregare per la pace e per il disarmo. Papa Leone chiede di non fare ricorso alle armi ma di cercare il dialogo e le vie diplomatiche. L’appello del Santo Padre al disarmo è rivolto a chi ha la responsabilità di fermare le guerre”.

“Bisogna avere il coraggio e la forza di cessare il fuoco e di tornare ad essere umani per rispettare la vita. Questa ripresa della violenza fa aumentare la disperazione della gente. La gente è stanca e non ha più la forza di sopportare tanto dolore”, aggiunge.

Il francescano lancia quindi una provocazione: “Vorrei chiedere a chi organizza le guerre di camminare fra le macerie, di guardare negli occhi i bambini impauriti, di provare cosa vuol dire avere fame e freddo. Dopo averlo fatto dovrebbero chiedersi dove è finita la loro umanità, il rispetto per la vita degli altri e della loro stessa vita”.

Padre Faltas conclude con un appello: “Gaza è dimenticata. Non entrano aiuti, non esce chi ha bisogno urgente di essere curato. Il Medio Oriente non può diventare un grande campo di battaglia. La Terra Santa è avvolta dalla violenza. Da questa terra benedetta deve partire il messaggio di pace vera e giusta per il mondo. Questa terra martoriata non deve ricordare e rappresentare la violenza cieca di una umanità sconfitta ma essere modello di convivenza pacifica fra i popoli, segno concreto di una umanità unita che ha il coraggio di lavorare per un mondo migliore”.

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