“Masserie e vita contadina. La civiltà della terra contro l’oblio” è il volume di Carmine Nardone presentato oggi presso la sala conferenze del polo di innovazione di Futuridea, a Benevento. All’incontro ha preso parte, tra gli altri, Antonio Casazza, presidente di Confagricoltura Benevento, che ha offerto una riflessione sul valore e sull’attualità del testo.
La presentazione arriva in una giornata simbolica: quella mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, promossa dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sulla tutela del suolo, delle risorse idriche e degli ecosistemi terrestri. Coincide inoltre con un passaggio cruciale a livello europeo, segnato dall’approvazione delle nuove regole sulle Tea, le Tecniche genomiche avanzate, che aprono a una svolta significativa per il comparto agricolo.
In questo contesto, il messaggio del libro assume una valenza ancora più centrale. Come sottolineato da Casazza, si tratta di recuperare la “civiltà della terra” non in chiave nostalgica, ma come programma culturale e prospettiva concreta per il futuro. Una risposta alla perdita di memoria che negli ultimi decenni ha interessato profondamente il mondo agricolo e le aree interne.
“Un tema che chi rappresenta quotidianamente le imprese agricole conosce bene – spiega Casazza –. L’oblio si manifesta nei poderi abbandonati, nelle masserie lasciate al degrado, nei giovani che partono senza fare ritorno. Ma è presente anche in una narrazione distorta dell’agricoltura, a lungo considerata un settore marginale: da un lato da modernizzare fino a snaturarlo, dall’altro da cristallizzare in una dimensione quasi museale”.
Nel suo lavoro, Nardone propone invece una terza via: recuperare la memoria non per fermarsi ad essa, ma per farne il fondamento di una nuova identità territoriale, dinamica e contemporanea. Il confronto sviluppato durante l’incontro ha evidenziato come la civiltà della terra non sia una questione settoriale, ma un tema che investe la forma dei territori e il modo in cui le comunità costruiscono la propria identità attraverso il rapporto con la terra.
In questa prospettiva, la masseria assume un ruolo centrale. “Non è soltanto un edificio rurale – osserva Casazza – ma un modello organizzativo complesso. Per secoli è stata il fulcro della vita contadina: luogo di lavoro e di vita, spazio di produzione e di trasmissione dei saperi, punto di riferimento attorno al quale si strutturava il territorio”.
Un mondo che non è scomparso, ma si è trasformato, e che oggi può offrire nuove opportunità. Le masserie del Sannio e dell’Appennino campano rappresentano infatti uno degli asset più promettenti per uno sviluppo rurale capace di coniugare autenticità e competitività.
In particolare, il settore agrituristico si configura come una leva strategica. Il recupero delle masserie non significa soltanto ospitalità, ma anche presidio del territorio, creazione di reddito e tutela del patrimonio architettonico e paesaggistico. Un modello in grado di intercettare la crescente domanda di turismo lento e consapevole, evitando al tempo stesso derive folkloristiche.
Resta però fondamentale il ruolo delle imprese agricole, che necessitano di infrastrutture, accesso al credito e filiere organizzate. Ma soprattutto – evidenzia Casazza – hanno bisogno di essere riconosciute per la loro funzione più ampia: non solo produttiva, ma anche culturale e civile.
Il libro di Nardone si inserisce così in un dibattito contemporaneo dominato da temi come innovazione, sostenibilità e transizione digitale. Elementi imprescindibili, ma che rischiano di perdere efficacia se scollegati dalle radici. “Innovare senza memoria – conclude Casazza – può tradursi in uno sviluppo fragile, privo di identità”.