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Buonalbergo| “Terra Buona Experience” e la riscossa del Fortore sostenibile

Buonalbergo| “Terra Buona Experience” e la riscossa del Fortore sostenibile

8 Agosto 2020 | by redazione
Buonalbergo| “Terra Buona Experience” e la riscossa del Fortore sostenibile
Attualità
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Dal 3  al 9 agosto a Buonalbergo, presentazione dell’innovativo progetto di turismo rurale ed ecogastronomia tradizionale, con brindisi omaggio e racconti contadini. Gli organizzatori: «Con accessibilità e consumo consapevole rinascono i piccoli centri e le aree interne»

Inizia ufficialmente  il viaggio di “Terra Buona Experience”, progetto di turismo rurale ed ecogastronomia territorialmente radicata. Nato a Buonalbergo da un patto generazionale per promuovere sviluppo sostenibile, consumo critico e accessibilità, il progetto punta a una rinascita turistica e culturale del Fortore e più in generale dell’entroterra campano, attraverso la proposta di un’esperienza globale e autentica del paesaggio, inteso come insieme di valori e sapori incastonati tra i territori e le comunità che li vivono. Per conoscere il progetto e il presidio enogastronomico di “Terra Buona” in un antico frantoio nel cuore del centro storico di Buonalbergo, gli organizzatori propongono un brindisi omaggio tutte le sere fino a domenica 9 agosto, a partire dalle 18. Degustazioni, incontri e appuntamenti costelleranno la settimana inaugurale, tra cui la Cena Narrata con “cunti” e fatti estrapolati dal libro “Racconti Contadini” di Carmine Nardone, già presidente della Provincia di Benevento (narratore di sala l’antropologo Mario De Tommasi, direttore del Museo delle Streghe “Ianua”).
«La nostra sarà un’inaugurazione “diffusa”, spalmata su un’intera settimana – spiegano gli animatori di “Terra Buona” – sia per evitare concentrazioni eccessive di persone come da disposizioni sanitarie, sia perché l’esperienza che proponiamo è altresì diffusa nel tempo e nello spazio, attraverso i percorsi, i prodotti e le tradizioni di luoghi e contrade del nostro territorio». Un vero e proprio viaggio di turismo lento e “interiore”, in cui la tradizione culinaria locale incontra la ricercatezza della moderna ecogastronomia, offrendo un’esperienza sempre originale, basata sull’unicità di ogni esperienza individuale e su un’immersione totale in cui il consumo consapevole permette di riscoprire l’ambiente e i sapori più autentici. L’obiettivo pertanto è anche quello di assaporare il cibo (ovviamente stagionale) anche nei suoi aspetti sociali, culturali e relazionali. Grande attenzione è stata riservata anche all’importante tema dell’accessibilità, attraverso la collaborazione con l’associazione “Italia Accessibile” e la gestione del progetto in forma di cooperativa sociale, per fare comunità e promuovere inclusione e scoperta dell’altro. «Perché cultura e cibo sono attività di scoperta, conoscenza, piacere e socialità, e la sostenibilità ha senso solo se è in grado di migliorare sia le relazioni dell’uomo con l’ambiente che quelle interne alla società stessa, rendendole più eque e positive», spiegano i promotori.
«Si avverte sempre più forte – concludono – la necessità di percorrere un cammino di innovazione che parta dalla tradizione e dall’alimentazione per raccontare il valore inespresso di un intero paesaggio, con una “land experience” basata sulla consapevolezza e sulla profonda conoscenza del territorio delle popolazioni locali, con un’alleanza di realtà imprenditoriali sostenibili in ambito turistico, agricolo e artigianale. Non si tratta solo di migliorare la situazione esistente recuperando ritardi o deficit pregressi, ma di assumere la responsabilità di un modello di sviluppo che metta al centro la cura delle risorse locali, umane e naturali».

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