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Biodigestore a Chianche, dopo l’ok di Legambiente il comitato del “no” pone alcune domande

Biodigestore a Chianche, dopo l’ok di Legambiente il comitato del “no” pone alcune domande

16 Ottobre 2020 | by Redazione Av
Biodigestore a Chianche, dopo l’ok di Legambiente il comitato del “no” pone alcune domande
Attualità
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“Apprendiamo dagli organi di informazione di un confronto promosso dall’ “ATO” Rifiuti di Avellino con associazioni ambientaliste per sottoporre il progetto del biodigestore in previsione di localizzazione nel comune di Chianche (AV) . Nei resoconti giornalistici si legge di un pronunciamento rassegnato dalla delegazione di Legambiente Campania a seguito di una visione dell’incartamento progettuale e di colloqui effettuati con il Presidente Tropeano e il Sindaco di Chianche Carlo Grillo in riferimento all’impianto industriale di trattamento dei rifiuti solidi urbani organici che si vorrebbe realizzare in tale località”. Lettera aperta del comitato “Nessuno tocchi l’Irpinia” che da tempo si batte contro la realizzazione del biodigestore nel paesino dell’Areale del Greco di Tufo docg. Nell missiva, gli animatori dell’associazione pongono retoricamente una serie di domande a Legambiente Campania dopo la sostanziale approvazione del progetto avvenuta martedì presso la sede dell’Ato.

“La prima osservazione in merito a questa iniziativa promossa dall’Ente d’Ambito Irpino riguarda la tempistica di tale convocazione e ci chiediamo perché le Associazioni non sono state coinvolte, come era doveroso fare, nelle fasi iniziali di questo percorso sia quando c’è stata la richiesta di adesione al bando regionale da parte del Sindaco Grillo che da quando ha iniziato ad agire l’ATO Rifiuti di Avellino e si era alla ricerca di soluzioni compatibili con il territorio e con i soggetti in esso operanti.

L’incontro viene convocato a cose fatte per illustrare un progetto, come se la problematica, complessa e che investe tante questioni di relazione con il territorio interessato, fosse contemplata solo in questo aspetto tecnico-impiantistico. Ma quello che sorprende di più sono i toni giudicanti e rassicuranti della delegazione che, esprimendo valutazioni specifiche di merito, si appropria di un ruolo improprio in quanto non organismo riconosciuto di valutazione né di certificazione.

c’è corrispondenza rispetto… alle distanze dal fiume, dalla rete ferroviaria, dai vigneti e dalle abitazioni per poi mostrare apprezzamento per il tipo di struttura per cui si è optato, in grado di assicurare efficienza e pieno rispetto di tutte le normative. In particolare , la Presidente Imparato ha evidenziato la necessità di mettere in cantiere l’impiantistica per il ciclo integrato dei rifiuti sollecitando l’ATO a quantificare l’impatto positivo dell’impianto, considerato che i biodigestori non vanno in contrasto con lo sviluppo del settore agricolo…”

Questo Coordinamento, in forme dirette e indirette, ha sollecitato più volte questa organizzazione a valutare la vicenda nella sua articolata complessità, non ottenendo mai alcun cenno di attenzione o di cortesia. Tra l’altro l’11 ottobre 2019 il Dirigente di Legambiente Campania Michele Buonomo rilasciò un’intervista a una testata locale nella quale lamentava nei confronti di prese di posizione sulla vicenda del biodigestore da realizzare in Irpinia , come quelle del nostro Coordinamento, associandole addirittura a una sorta di demonizzazione e che produsse una nostra ufficiale replica chiarificatrice con tanto di invito al confronto, cosa mai ottenuta da parte dell’interessato.

Eppure, lo ricordiamo ancora una volta, il nostro Coordinamento non è un gruppo di prevenuti e esagitati ma un importante e rappresentativo organismo di cui fanno parte Comuni, operatori del settore vitivinicolo, associazioni di tutela e altre di promozione del territorio, organizzazioni di categoria del settore primario e consorzi di filiera di rilievo provinciale e regionale.

Per queste ragioni riteniamo doveroso rivolgere a Legambiente Campania queste semplici domande perché anche ai diversi livelli organizzativi di questa storica associazione ambientalista possa aprirsi una riflessione più compiuta sulla vicenda.

  1. La delegazione di Legambiente ha mai preso visione dei numerosi ricorsi legali amministrativi prodotti dalla dai Comuni dell’areale D.O.C.G. del “Greco di Tufo” , dalla Provincia di Avellino, dalla Comunità Montana del Partenio, dalle Associazioni di categoria, dai Consorzi di tutela provinciali e territoriali, nonchè da Consiglieri dell’ATO Rifiuti nei quali si rappresentano situazioni che richiederebbero almeno moralmente una loro disamina?

  2. La delegazione di Legambiente su quali basi assicura e certifica che la tipologia di impianto prescelto, di biodigestore anaerobico, che produrrà energia e non in primis compost di eccellenza, assicuri, appunto, un prodotto fertilizzante di qualità per l’agricoltura visto che parliamo di ben 45.000 tonnellate di rifiuti organici di cui una gran parte proveniente da categorie di scarto assimilate all’umido ( animali, fanghi, depurativi, ecc. ) e, quindi, non di esclusiva natura agro alimentare, producendo anche percolato da smaltire ulteriormente?

  3. La delegazione di Legambiente ha mai fatto il percorso accidentato che si snoda nei centri storici di diversi comuni già attraversati da un intenso traffico di camions, che dovrebbe condurre al sito di compostaggio industriale, dove il passaggio a livello ferroviario è a dieci metri, dicasi dieci metri, dall’ingresso e che la distanza dal più vicino casello autostradale non è di 7 chilometri come riportato nella relazione progettuale bensi, di 23 km. ?

  4. La delegazione di Legambiente sa che quella è un’area P.I.P. ipotizzata e mai realizzata 30 anni fa e che oggi è solo una lingua di asfalto, ricettacolo di immondizie senza nemmeno un sottoservizio o una infrastruttura e che tutt’ora è sotto sequestro giudiziario per inquinamento ambientale?

  5. La delegazione di Legambiente sa che il progetto in soli tre anni è cambiato ben 3 volte e che dai 14 milioni di euro iniziali si è passati a circa 21 milioni di previsione di spesa?

  6. La delegazione di Legambiente sa che al bando a chiamata realizzato dalla Regione Campania , il comune di Chianche, l’unico in Irpinia, ha risposto in soli 12 giorni con una semplice delibera monocratica del Sindaco senza coinvolgere il Consiglio comunale, né convocare una doverosa Conferenza dei Servizi e tantomeno informare i cittadini e gli operatori vitivinicoli della zona?

  7. La delegazione di Legambiente sa che quell’area è tra le più delicate della Campania sotto il profilo idrogeologico e che lo Stretto di Barba è stato chiuso al traffico per anni per ripetute cadute massi?

  8. La delegazione di Legambiente sa che altri comuni in provincia di Avellino hanno fatto richiesta di localizzazione offrendo siti industriali idonei e già attrezzati, oltre che ben collegati, come prevede la normativa in materia e che potrebbero far risparmiare tanti, ma tanti soldi di spesa pubblica ai cittadini, a partire dall’esosa voce degli espropri?

  9. La delegazione di Legambiente sa che questo Coordinamento fin dall’inizio di questa storia si è battuto perché anche l’ATO Rifiuti di Avellino invece di perseguire la strada onerosa, logisticamente inquinante e comunque impattante con le aree agricole di pregio del grande impianto industriale si scegliesse, almeno per la stragrande parte dei piccoli comuni e rurali della nostra provincia, il sistema a rete delle compostiere di comunità o di prossimità in modo da ottenere un considerevole risparmio sulle spese di realizzazione, l’annullamento del traffico veicolare di conferimento nonché un controllo reale da parte dei comuni e dei cittadini circa la qualità dei rifiuti ?

  10. La delegazione di Legambiente sa che la normativa in materia indica chiaramente come luoghi preferenziali le zone industriali già realizzate o non utilizzate e collocate al di fuori delle aree di tutela e che se scatta una delle tante emergenze in questa regione a Chianche noi avremo il conferimento di altre province o che, se malauguratamente dovesse accadere un incidente, come quello dell’ ex IRM di Pianodardine o di altri siti industriali di rifiuti della Campania , il marchio internazionale del “Greco di Tufo” sarebbe compromesso per sempre?

La delegazione di Legambiente se avesse voluto avrebbe potuto fermarsi un attimo e riflettere su quanto esposto e non fermarsi alla sola lettura della carte portate dal Sindaco Grillo, contenenti non poche inesattezze, che i ricorsi amministrativi hanno ben evidenziato.

In tal modo si sarebbe potuto comprendere come noi non siamo il “fronte del NO” ma una espressione responsabile e propositiva di questa provincia in quanto non siamo mai stati contro il biodigestore in quanto tale per cui non è in discussione la sua utilità in quanto siamo interessati anche noi a concorrere al completamento di un ciclo dei rifiuti provinciale funzionale e sostenibile. Quello che sarebbe stato utile, invece, è una valutazione della correlazione di quel progetto in quel luogo, alle dinamiche che origina in ordine a tutto ciò che è stato oggettivamente rappresentato e che Legambiente Campania ha inspiegabilmente evitato di riconoscere degno di attenzione”.

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