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Report Gimbe: in Italia aumento del 33% dei casi. Vaccino completo solo per 2,44% popolazione

Report Gimbe: in Italia aumento del 33% dei casi. Vaccino completo solo per 2,44% popolazione

4 Marzo 2021 | by redazione Labtv
Report Gimbe: in Italia aumento del 33% dei casi. Vaccino completo solo per 2,44% popolazione
Attualità
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Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE rileva nella settimana dal 24 febbraio a 2 marzo “un aumento del 33% dei casi” e “numeri in crescita sul fronte di ospedali e terapie intensive” a fronte della “vertiginosa accelerazione impressa dalle varianti, si continua a temporeggiare inutilmente nell’istituire zone rosse locali”.

“Già da settimane segnaliamo le spie rosse di un’aumentata circolazione del virus – avverte Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – la cui forte accelerazione sta di fatto avviando la terza ondata. Ma i tempi di politica e burocrazia sono sempre troppo lunghi e le zone rosse locali arrivano quando la situazione ormai è sfuggita di mano”.

“Il primo Dpcm a firma Draghi non segna affatto il cambio di passo auspicato: il sistema delle Regioni ‘a colori’ resta di fatto immutato, così come le misure per la maggior parte delle attività produttive e commerciali. E a pagare il conto più salato, come sempre, è la scuola”, avverte Gimbe.

Al 3 marzo (aggiornamento ore 10:17) hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 1.454.503 milioni di persone (2,44% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 4,18% della PA di Bolzano all’1,72% dell’Umbria. «L’avvio della campagna vaccinale fuori da ospedali e RSA – commenta Renata Gili, Responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – ha determinato una frenata sul fronte delle somministrazioni, con quasi 2 milioni di dosi (pari al 30% delle consegne) ancora inutilizzate».

Si rilevano inoltre rilevanti differenze tra i diversi vaccini: mentre le somministrazioni di Pfizer si attestano all’89% delle dosi consegnate, quelle di Moderna e AstraZeneca stanno infatti procedendo più lentamente. Tuttavia, se il 29,1% di Moderna è condizionato al ribasso dalla recente consegna della metà delle dosi, per AstraZeneca le somministrazioni si attestano al 26,9%, spia di problemi organizzativi nella vaccinazione di massa, anche se non si possono escludere possibili rinunce selettive a questo vaccino o ritardi nella rendicontazione dei dati.

«Peraltro a differenza dei vaccini di Pfizer e Moderna – spiega il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – per i quali, visti i ritardi nelle forniture, è prudente mettere da parte le dosi per il richiamo previsto rispettivamente a 3 e 4 settimane, per AstraZeneca è possibile somministrare la seconda dose sino a 12 settimane: non esiste quindi alcuna ragione per accantonare le dosi, ma bisogna invece velocizzare le somministrazioni». Infine, rispetto alla protezione dei più fragili, degli oltre 4,4 milioni di over80,762.271(17,2%) hanno
ricevuto solo la prima dose di vaccino e solo 149.620(3,4%) hanno completato il ciclo vaccinale, anche qui con rilevanti differenze regionali.

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