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Pandemia-e-inflazione, gli effetti negativi sul Welfare. Presentato il XXI Rapporto INPS

Pandemia-e-inflazione, gli effetti negativi sul Welfare. Presentato il XXI Rapporto INPS

19 Dicembre 2022 | by Maresa Calzone
Pandemia-e-inflazione, gli effetti negativi sul Welfare. Presentato il XXI Rapporto INPS
Attualità
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“Disuguaglianze, Stato, Welfare” è stato il tema al centro del convegno che si è tenuto all’Università del Sannio, che ha visto protagonista il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico che ha presentato il XXI RAPPORTO INPS, con un focus sulle aree interne della nostra regione. “I dati non sono positivi – ha detto il prof Riccardo Realfonzo – la pandemia e l’inflazione hanno accentuato i profili della disuguaglianza nel nostro paese.

I lavoratori dipendenti sono diventati più poveri- ha sottolineato Realfonzo- oggi la figura del lavoratore povero è una figura moto diffusa e purtroppo quello che possiamo dire dal punto di vista scientifico è che questa cosa non solo ci fa male sul piano etico, ma che la disuguaglianza e l’immiserimento frena la crescita del Paese, perchè frena i consumi. Una delle nostre debolezze è che noi non riusciamo a convogliare il risparmio all’interno del Paese, i risparmi vengono investiti all’estero

Nel suo intervento il presidente Tridico ha sottolineato il processo di trasformazione dell’INPS in una moderna Agenzia del Welfare nazionale, attenta all’innovazione, alla trasformazione digitale e, soprattutto, alla crescita e alla valorizzazione del capitale umano.

Negli ultimi 30 anni – ha dichiatato Tridico – occupazione, investimenti e produttività non sono aumentati, i salari sono diminuiti del 2,9 per cento. È necessario riflettere sulle terre del Sud dove c’è un duplice problema, la mancanza di investimenti e la fuga dei giovani. L’istituto in questo è avanzato. Quando le cose vanno male il welfare avanza”.

Il presidente dell’Inps ha insistito sull’importanza del reddito di cittadinanza. Il Rdc oggi per i due terzi viene dato a persone che non possono lavorare (anziani, disabili, minori), o non hanno mai lavorato, o non hanno una storia contributiva recente. “Il fatto che il 65% di 7 miliardi vada al Sud è conseguenza di investimenti distorti fatti negli anni. Non si tratta di un dato particolarmente sorprendente dato che le regioni meridionali sono caratterizzate da bassa occupazione e forte incidenza della povertà”.

le dichiarazioni nel servizio video che segue

 

 

 

 

 

 

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