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Comuni montani, Asmel: Campania tra le regioni più penalizzate. A rischio fondi e misure contro lo spopolamento

Comuni montani, Asmel: Campania tra le regioni più penalizzate. A rischio fondi e misure contro lo spopolamento

20 Gennaio 2026 | by redazione
Comuni montani, Asmel: Campania tra le regioni più penalizzate. A rischio fondi e misure contro lo spopolamento
Attualità
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Nell’ambito della nuova classificazione dei Comuni montani, la Campania risulta tra le regioni più penalizzate: i Comuni montani scenderebbero infatti da 298 a 173, con 125 enti esclusi, seconda solo alla Sardegna per numero di declassamenti. È questo uno dei dati evidenziati da Asmel, Associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli enti locali.

La maggior parte dei Comuni interessati, si legge nella nota, si concentra nel Salernitano, ma l’impatto riguarda anche le aree di Avellino, Benevento e Caserta. Il quadro socio-economico viene definito particolarmente allarmante: il 93% dei Comuni campani declassati ha un reddito pro capite inferiore alla media nazionale e nel 50% dei casi i residenti vivono in condizioni di vulnerabilità molto alta (9° e 10° decile), secondo l’ultimo Rapporto Istat sulla fragilità dei Comuni italiani.

Emergono inoltre contraddizioni legate all’orografia: Comuni come Sicignano degli Alburni, Postiglione e Pannarano, risulterebbero destinati a perdere la qualifica di Comuni montani.

Secondo Asmel, la posta in gioco è rilevante anche sul piano finanziario: dalla classificazione dipende infatti l’accesso a risorse, fondi, agevolazioni e politiche mirate per le zone montane.

A lanciare l’allarme sono gli amministratori locali. “L’esclusione di Conca della Campania dall’elenco dei Comuni montani ha conseguenze profonde sulle politiche locali, sui fondi e sulle misure contro lo spopolamento”, afferma David Lucio Simone, sindaco del comune del Casertano. Il primo cittadino aggiunge: “Le aree montane dovrebbero essere sostenute, non penalizzate da una riforma basata solo su criteri altimetrici. È necessario considerare anche i dati socio-economici, perché oggi la gestione pubblica in queste zone si regge spesso solo sulla capacità dei sindaci locali”.

Dall’Irpinia arriva la presa di posizione del sindaco di Monteverde, Antonio Vella, tra i primi a segnalare le distorsioni del nuovo impianto: “Il nuovo Dpcm sui Comuni montani, così come formulato, rischia di produrre effetti penalizzanti per le aree interne e appenniniche, perché fonda la classificazione su criteri che non sempre intercettano i bisogni reali delle persone, il grado di isolamento e di accessibilità ai servizi. Monteverde è stato tra i primi Comuni a lanciare l’allarme, per evitare che decisioni troppo rigide incidessero su servizi essenziali e dinamiche già fragili come spopolamento e abbandono”.

“Nelle ultime ore – prosegue Vella – emergono segnali incoraggianti: pare che nella nuova proposta in discussione Monteverde potrebbe rientrare tra i Comuni montani. Un passaggio importante, in attesa della formalizzazione, che lascia ben sperare anche per altri territori. Qui la montagna non è un’etichetta, è realtà quotidiana: noi non viviamo in montagna, noi siamo montagna”.

Sulle criticità complessive interviene Giovanni Caggiano, presidente Asmel: “La montagna non può essere misurata solo col righello. Limitarsi ai parametri di altitudine e pendenza produce evidenti contraddizioni ed espone al rischio di escludere territori segnati da spopolamento, invecchiamento della popolazione e difficoltà di accesso ai servizi essenziali”.

“È necessario – rimarca Caggiano – integrare criteri socio-economici come reddito, calo demografico e isolamento territoriale, per evitare che il taglio di oltre 1.200 Comuni si trasformi in una ferita profonda per l’intero Paese. Asmel sta sostenendo con forza le istanze dei sindaci, affinché il confronto con il Governo sia costruttivo”.

Una posizione condivisa anche dalle Anci regionali: la recente lettera della coordinatrice Susanna Cenni al presidente nazionale Gaetano Manfredi ha evidenziato il rischio di un’inutile contrapposizione tra regioni alpine e appenniniche.

“Le interlocuzioni in corso – conclude Caggiano – dimostrano che un punto di equilibrio è possibile, ma serve una revisione dei criteri che tenga insieme dati territoriali, coesione sociale e reale fragilità dei

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