Una massima epocale di Toto’ suddivideva, in modo manicheo, l’umanità tra uomini e caporali. Siamo uomini o caporali era la battuta catartica del Principe della risata e non solo della risata. Eppure, questa riduzione comica la dice lunga perché non nasce per caso, anzi. Essa trova linfa in un contesto storico preciso, in in contesto verticale nei rapporti tra capitale e lavoro, nel mondo del bracciantato agricolo nel cui contesto la figura del caporale era egemone nella regolazione delle relazioni tutte sbilanciate dalla parte del latifondo. Chi proviene dal contesto rurale sa bene di cosa stiamo parlando.
Caporalato vecchio e nuovo perché come tutte le cose anche questo sistema coercitivo s’è rinnovato, è andato incontro alla evoluzione del contesto storico. E di questo si è occupato Giovanni Ferrarese nel suo “Il Caporalato, una storia” presentato ieri alla CGIL con la moderazione di Erminio Fonzo e il contributo di Amerigo Ciervo e del segretario generale Valle.
All’autore abbiamo chiesto proprio la parabola evolutiva di questa figura che a gusto titolo, seppure da antagonista, rientra nella vasta accezione delle lotte contadine e via via di diversa natura tra 900 e contemporaneità.
