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Vita da “basilischi”

Vita da “basilischi”

16 Maggio 2026 | by Enzo Colarusso
Vita da “basilischi”
Attualità
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Basilisco, figura mitologica capace di incenerire col solo sguardo. Nella mitologia greca questo “re dei serpenti”, per quanto di modeste dimensioni, aveva un potere eccezionale inversamente proporzionale alle sue misure. Negli anni, come spesso ci capita, abbiamo utilizzato appellativi informali, a volte scherzosi altre meno, per dare maggiore incisività a determinate figure e personaggi della nostra strana città, soprannomi che ci sono sembrati paradigmatici della loro reale natura. E così è stato per il Dottor Faust, lo è per il Capataz, per il Cep, riduzione di Ceppalonico e per altri che in modo bonario abbiamo scherzosamente preso a gabbo. Basilischi, che è anche un film della Wertmuller”, erano a sensazione di chi scrive, i dirigenti del Comune, quelli di lignaggio superiore, esseri dotati di potere e poteri spesso sconosciuti ai più ma tremendamente incisivi nei gangli della Pubblica Amministrazione. Le vicende di oggi ce ne restituiscono un retaggio palese e in continua evoluzione.

A memoria di “homo beneventanus” lo fu a suo tempo Fernando Capone dell’epoca Viespoli e poi D’Alessandro, quando il settore burocratico era diviso in tre aree e lui deteneva quella tecnica e poi l’altrettanto potente Nicola Boccalone, il City Manager” di D’Alessandro. E ancora uno come Lanzalone, chi se lo ricorda sa che addirittura il Fausto del Decennato era costretto ad annunciarsi per parlare con lui al quinto piano di Palazzo, nello studio fornito di doppia entrata e piante; na schiccheria, un bizantinismo che nessuno dei successori s’è mai sognato di raggiungere. Che si credeva inarrivabile, quanto a scaltrezza e determinazione. Ma non si è fatto i conti con quello che sarebbe successo nel secondo quinquennio mastellista, benchè il primo fosse a suo modo ragguardevole.

Dal 2021 in avanti, a botta di ex articolo 110, per via del PNRR, il connubio tra sfera politica e bureau s’è fatto assai stretto, serratissimo. Tre i “basilischi che s’andavano ad imporre: il defunto Verdicchio, l’attuale Iadicicco, l’estroso Santamaria oggi ospite delle patrie galere. Ma più degli altri due il “superbasilisco” è stato senza dubbio il focoso Gennaro, capo di Gabinetto del Sindaco, l’uomo di raccordo, il catalizzatore, la cui scalata è risultata irresistibile. Si narra di schiere di caudatari pronti a raccoglierne i soprabiti al suo ingresso, manco un “ducaconte” di fantozziana memoria, e le cui rivelazioni che ovviamente nessuno conosce, forse nemmeno Spiezia, tengono in apprensione i Papaveri di Via Annunziata; a cominciare dal Prius che però s’è subito affrettato a dire che Lui ha le mani pulite e che se voleva i soldi se li sarebbe fatti quando era potente. E c’è da credergli, senza dubbio, perchè di tutto si può accusare Mastella tranne che di quello, almeno fino a prova contraria. E’ un po la scoperta dell’acqua calda perchè il metodo da Lui creato non passa certo per le bustarelle, lui no ne ha mai prese, ma per una più sottile e tutto sommato forse legittima questione clientelare di potere. Per cui ribadisce una ovvietà quando invece il Mastellismo è ben altro.

Ma torniamo ai Basilischi. Nel tempo, al vertice di questa nomenklatura, occulta all’uomo della strada, si sono alternati in più d’uno. In origine gente del calibro di Iadicicco, che tornerà più avaccio, ma anche il silenzioso Perlingieri, poi caduto in disgrazia ma ora forse in ripresa, forse, la buonanima di Verdicchio, uomo integerrimo che ha sempre rifiutato questa etichetta, e poi è arrivato lui, Gennaro Santamaria, l’amico di Casini che lo ha consigliato a Clem, che ha fatto strame della concorrenza. E con lui tutta una serie di personaggi che di volta in volta si sono imposti scalzando gli altri; le due persone indagate Moretti e Matticoli, quest’ultima direttamente dall’autostrada Campobasso-Benevento passando per Isernia e non è la sola, su cui sta indagando la Procura dalla straripante carriera all’ombra del mastellismo 2.0 che Prozzo opina non poco.

La sorte avversa di Verdicchio e l’agguato “prozziano” che ha eliminato Santamaria e fatto precipitare nel disorientamento le truppe mastellate, ha rilanciato per un improvviso vacuum di potere il vecchio Iadicicco, persona bonaria e sempre disponibile ma non meno basilisco degli altri. Quello “scassacazzi” di Gabriele Corona, uomo di una antipatia più unica che rara, acerbo e solipsista, sprucido e incazzoso, incapace di andare d’accordo nemmeno con se stesso quanto si vuole ma da sempre adeguatamente preciso nelle sue disamine, lo ripropone a rango di deus ex machina attuale.

Le disgrazie altrui lo hanno rimesso al timone ma se per la Moretti, che va all’Istruzione e che le antipatie di Sandra più che quelle della Tartaglia Polcini, che pure sono elevate, sono state alla base del cambio da Cultura appunto ad Istruzione, vale l’assunto rilanciato anche da Vizzi Sguera della impossibilità ad occuparsi di settori diversi da quello per il quale è stato scelto in base all’art 110 del TUEL, ciò non vale per lui che da Urbanistica passò nel dicembre del 2021 ad Opere Pubbliche, sostiene il leader di Altrabenevento. E tuttavia, nel tourbillon delle cariche, dal sapore un po tragicomico per il marasma cui abbiamo assistito, e che si è reso indispensabile per trovare la quadra dopo l’uragano giudiziario e che ha estromesso Enzo Catalano da ogni altra incombenza che non sia il settore legale,  Mastella lo ha ripescato e gli ha affidato anche la dirigenza alle Attività Produttive.

E così siamo tornati al punto di partenza e ciò conferma che infondo la vita è circolare. Per ora Antonio Iadicicco, per un tempo anche lungo lontano dai pensieri del piano nobile di Palazzo Mosti, è di nuovo il Basilisco Maior, nel pugilato si direbbe per no contest. Il mite Antonio artefice del restyling di Piazza Risorgimento, il demiurgo dell’infopoint di piazza Cardinal Pacca, l’eminenza grigia delle scuole Bosco Lucarelli, e Torre si ritrova da solo al comando ma il terreno su cui si muove è terribilmente accidentato, quasi bombardato, e restare in equilibrio non sarà semplice, nemmeno per lui.

 

 

 

 

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