L’associazione Rosa Samnium APS, attiva sul territorio nel supporto oncologico e nella tutela della salute delle donne, solleva una riflessione critica sul sistema di prevenzione locale a seguito di un delicato caso di ritardo diagnostico che ha colpito una propria iscritta. Di seguito la lettera:
Una donna di 50 anni si era sottoposta regolarmente ai programmi ufficiali di screening senologico promossi dall’ASL, ricevendo un esito di totale normalità. A distanza di un solo anno, a causa della comparsa di sintomi specifici, la donna ha eseguito un approfondimento diagnostico per via privata. L’esame ha purtroppo riscontrato un carcinoma mammario di rilevante volume. Secondo le valutazioni degli specialisti in regime di assistenza sanitaria privata che hanno preso in carico la paziente, la massa tumorale presentava dimensioni tali da dover essere già visibile e intercettabile al momento dello screening pubblico effettuato l’anno precedente.
Rosa Samnium APS esprime profonda preoccupazione per l’accaduto, che evidenzia potenziali criticità nei protocolli di lettura o nella tempestività dei controlli pubblici. L’associazione rimarca inoltre come, a fronte di simili episodi e di liste d’attesa complesse, le iniziative di prevenzione gratuita portate avanti dai volontari subiscano spesso ostacoli e mancate autorizzazioni istituzionali da parte dei vertici dell’ASL, anziché trovare pieno sostegno.
Sul caso interviene direttamente la presidente di Rosa Samnium APS, la professoressa Maria Pia De Chiara: «Questo drammatico episodio dimostra che la prevenzione non può permettersi falle o superficialità. Una diagnosi tardiva cambia radicalmente il percorso di cura di una donna. Il nostro ruolo come associazione è quello di essere sentinelle sul territorio, supportando il lavoro del dottor Carlo Iannace e offrendo alle cittadine alternative rapide e gratuite. Dispiace constatare che, invece di fare rete e accogliere lo sforzo del volontariato per colmare i vuoti del sistema assistenziale, le nostre giornate di screening subiscano un incomprensibile boicottaggio burocratico.
Rinnovo l’appello a tutte le donne a non fermarsi e a sottoporsi costantemente ai controlli, perché il tumore al seno può propagarsi rapidamente e il tempo è un fattore vitale. Chiediamo all’ASL un confronto serio e un cambio di rotta radicale: la collaborazione con il terzo settore deve essere una risorsa, non un ostacolo».