breaking news

Isabella Villamarino: la principessa che sfidò il destino

Isabella Villamarino: la principessa che sfidò il destino

22 Settembre 2021 | by Antonio Petrucci
Isabella Villamarino: la principessa che sfidò il destino
Cultura
0

“Nun me chiamate cchiu’ ronna Sabella, chiammàteme Sabella sbenturata. Aggio perduto trentatrè castella, la Puglia chiana e la Baselecata. Aggio perduto la Salierno bella, ch’e’ lo strazio re sta resgraziata”. (Non mi chiamate più donna Sabella, chiamatemi Sabella sventurata. Ho perduto trentatré castelli, la Puglia e la Basilicata. Ho perduto Salerno bella, che è lo strazio di questa sventurata). Con questo canto disperato è ricordata, nella cultura cilentana, Isabella Villamarino (1503-1559), donna letterata e nobile, ultima princessa di Salerno. Nata a Napoli nel 1503, Isabella va in sposa a tredici anni, col consenso del Re Ferdinando II, a Ferdinando Sanseverino, detto Ferrante, principe di Salerno ed erede della nobile casata. Il matrimonio unì due potenti dinastie: la loro corte, ospitata nel palazzo di Napoli e nella dimora di Salerno, divenne un punto di riferimento per artisti, musicisti, letterati e filosofi del tempo. Anche Carlo V fu ospite della coppia a Sanseverino, alloggiato nel sontuoso palazzo dell’abate Ruggi a Salerno, per volere di Ferrante.

Ferrante- Sanseverino

Ferrante Sanseverino

La permanenza a Salerno dell’imperatore ci è descritta dai cronisti del tempo: il 18 novembre 1525 venne accolto con una parata imponente, fuochi artificiali, messe solenni e cene sontuose. Carlo V rimase colpito dalla magnificenza regale della corte, ma soprattutto dal fascino vivace e colto di Isabella, tanto che l’amicizia fra i due rimase inalterata negli anni a venire, come testimoniano le lettere conservate all’Archivio di Stato di Simancas. Del fascino di questa sfortunata principessa, fu vittima anche il poeta Bernardo Tasso, padre del più famoso Torquato, all’epoca segretario di Ferrante Sanseverino, che cantò Isabella nell’opera “Gli amori”. A quarantotto anni, a causa di un malore e un gonfiore al ventre, pensò di essere in attesa del tanto desiderato erede, ma il tutto si rivelò solo un problema di salute senza importanza: la coppia si trovava allora ad affrontare, fra l’altro, il problema della successione. Ed un problema ben più grave avvenne l’anno successivo: Ferrante, caduto in disgrazia presso il Viceré Don Pedro de Toledo, accusato di eresia, di sodomia, di furto e di aver tramato contro la Spagna, fu condannato a morte: scappò e trovò appoggio presso la corte di Francia, mentre Isabella, spogliata di tutti i suoi beni, si rifugiò dapprima presso sua nipote al castello di Avellino, e poi a Castel Nuovo di Napoli. Conservate in parte presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, sono giunte a noi lettere poetiche in cui Isabella canta il dolore per la separazione e la lontananza, in particolar modo in una fitta corrispondenza tenuta con l’arcivescovo di Salerno, Girolamo Seripando.

Salerno stampa d'epoca

Salerno stampa d’epoca

Nel 1555 la principessa si recò in Spagna per volere dell’Imperatore, probabilmente qui fece anche visita a una sorella monaca. Nel 1559 ottenne il permesso di tornare a Napoli, ma fu colta dalla morte a Madrid, durante il viaggio di ritorno, probabilmente per un ictus. Fin qui la storia, documentata, dell’ultima principessa di Salerno. Ma la morte di questa sposa sfortunata, che non rivide mai più il marito, morto nel 1561 a Orleans, in Francia, solo e abbandonato, ha sempre affascinato la popolazione, e intorno alla sua fine sono sorte leggende e misteri. Quello più noto ed affascinante riguarda un beffardo e tragico destino. Una mattina, quando Isabella venne informata da un gruppo di armigeri dell’avvicinarsi minaccioso di un gruppo di navi nemiche che sventolavano il tanto temuto simbolo della mezzaluna, corrispondente ai saraceni, che tanti lutti e stragi avevano nel corso dei secoli seminato lungo quelle coste, la bella Isabella ordinò di attaccare le navi nemiche, le quali capitolarono. Solo una di esse, prima di affondare, fece in tempo a mostrare il vessillo dei Sanseverino. Ferrante infatti, con un arguto stratagemma, sarebbe riuscito a sottrarsi all’esilio ed a ritornare presso l’amata consorte, la quale per un tragico errore, ne aveva causato la morte. Devastata dal dolore, Isabella si narra si fosse gettata dal punto più alto della Torre ma, prima di cadere al suolo, la sua anima fece in tempo ad incarnarsi in una civetta che, nelle sere d’estate si aggira ancora oggi tra le mura del castello, ed il cui lamentoso canto sembra benedica le coppie che hanno ancora oggi il privilegio di poterlo ascoltare. Un altro mistero, ben più documentato e recente, riguarda il ritrovamento, nei giorni scorsi, di sei sepolture di bambini di epoca medievale, sotto al castello di San Severino di Centola. Un destino crudele, come quello di una donna che non riuscì a dare al proprio consorte il tanto desiderato erede.Una scoperta che aggiunge fascino e mistero ad una terra magica, il Cilento, inserita nelll’elenco delle aree Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Principessa Isabella

Principessa Isabella

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *