Al Teatro Comunale di Benevento l’undicesima edizione di “Voci di Donne” sceglie di partire da un’immagine semplice e antica: il pane. Un gesto quotidiano, ripetuto da secoli, che attraversa le guerre e le epoche. Impastare, nutrire, prendersi cura. È da qui che prende forma “Donne in Guerra. Silenzi. Resistenze. Speranze.”, uno spettacolo che racconta il viaggio femminile tra dolore e rinascita attraverso danza, musica e parola.
In tempo di guerra come in tempo di pace, le donne continuano a fare ciò che hanno sempre fatto: dare vita, custodire memoria, donare amore. Il pane diventa così metafora potente di resistenza: alimento che sostiene il corpo, ma anche simbolo di comunità, condivisione e futuro. Un gesto semplice che, anche nei momenti più bui, continua a rinnovare la speranza.
Ad aprire la manifestazione è la reporter di guerra Laura Silvia Battaglia, voce di RAI Radio 3, che attraverso immagini e testimonianze dal campo ricorda il coraggio delle donne sui fronti contemporanei e il prezzo pagato da molte di loro per difendere la libertà di informare.
Lo spettacolo ideato dalla coreografa Carmen Castiello si sviluppa in cinque quadri scenici — dalle lettere mai arrivate alle donne combattenti, fino al lutto e alla memoria — in un percorso emotivo che culmina nel ricordo della giornalista Ilaria Alpi, simbolo di impegno civile e ricerca della verità.
In scena si intrecciano linguaggi diversi: la musica diretta da Debora Capitanio con l’orchestra del Liceo Musicale G. Guacci, la voce di Maria Nilo, le coreografie firmate da Francesca Grimieri, Maria Chiara Tedesco e Ilaria Mandato e l’interpretazione teatrale dell’attore Nicola Nicchi sui testi di Linda Ocone.
Un lavoro corale che coinvolge anche le allieve del Centro Studi Danza Castiello e del Teatro Libertà, a testimonianza di una comunità artistica che si unisce per raccontare la forza silenziosa delle donne.
Tra memoria e presente, “Voci di Donne” diventa così un invito a fermarsi e ascoltare: perché anche quando il mondo è attraversato dalla guerra, c’è sempre qualcuno che continua a impastare il pane. E, con esso, a nutrire la speranza.