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Abbate: rivoluzione culturale per il Pd

Abbate: rivoluzione culturale per il Pd

3 Febbraio 2016 | by Enzo Colarusso
Abbate: rivoluzione culturale per il Pd
Politica
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Il vero succo del pomeriggio al Pd sortirà, come sempre, dal conciliabolo che Gino Abbate e i lealpepisti avranno a margine della conferenza stampa. Tra le pareti bianche della sede democratica saperemo se il sindaco e la sua corrente avranno o meno l’intenzione di sostenere la corsa difficile del medico del Rione Libertà il cui borsino, al momento in cui scriviamo, è al ribasso. Ma le vie dell’intesa sono infinite anche se dovrà essere superata qualche ruggine e più di tutto una certa ritrosia di alcuni pretoriani. Nulla che la sagace arte di mediazione di Luigi Ionico non possa superare ma dovrà metterci il meglio delle proprie capacità. Il resto è tutto nella conferenza stampa, che in assenza di quelle risposte di cui sopra e di un certo ammorbidimento della maggioranza dem finisce per avere una valenza prettamente orientativa di quello che è l’Abbatepensiero. Cosa che è tutt’altro secondaria perchè ha a che fare con l’idea di città che l’ex assessore ha in mente e che per molti aspetti non è riuscito a realizzare da amministratore. “Una vera rivoluzione culturale, di questo ha bisogno la città”, dice Gino che alterna bacchettate ai suoi ex compagni di cordata e ad un partito che si mostra rigido, poco propenso al dialogo e all’apertura.  Rifare il partito più che puntare alle primarie? Gino risponde così. Numeri, numeri, fortissimamente numeri. Quota 126 per ambire alle primarie. Abbate, che cita Gramsci a proposito degli indifferenti e dantescamente aborrisce gli ignavi, si affida alla capacità critica degli iscritti e alla loro autonomia.

 

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