“Un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi”. Così parlava Mario Ferretti, papà del radiocronista Claudio, a proposito del Campionissimo piemontese. A Benevento, piaccia o meno e per manifesta inconsistenza di personalità altre, c’è Clemente Mastella, che non sarà come Coppi ma è comunque un campione. Campione, dicono i denigratori, di trasformismo, con buona pace di Depretis, professionista della politica, ma anche “conducator” inarrivabile, a parere dei fedelissimi che in ogni tempo gli furono graditi. Mastella ha spalle larghissime, esperienza a gogò e allora coglie ancora una volta l’occasione per ridestare una amorfa campagna elettorale per porsi a capo delle sue truppe mastellate un po abbacchiate e durante la presentazione della segreteria cittadina che ti fa? Ti annuncia la sua candidatura per le prossime amministrative. Non è una novità, lo aveva già fatto al riseveglio dopo il lockdown, ma senza mai far cadere a caso la sua “uscita a valanga”. Occorre corroborante? Il nostro è nelle condizionmi di fornirlo. C’è bisogno di spostare l’attenzione da un argomento all’altro? Chi meglio di lui sa dosare tempi e modi. Tutto questo fa del Ceppalonico l’uomo da battere, che si candidi o meno, l’unico capace di salire sul palco e arringare la folla con la postura del suo fisico e la facondia originale, in alcuni casi accostabile alla supercazzola tognazzi-mascettiana. E’ un personaggio a tutto tondo, l’ultimo dei mohicani di una politica che non c’è più ma lui invece c’è e promette anche di restarci e addirituura di provvedere alla successione. Ora, se c’è qualcosa che unisce Lui a De Caro e a Viespoli è la profonda caparbietà a non lasciare spazio ad alcuno che ambisca ad ereditarne il ruolo. “L’etat c’est moi” e dopo di me il diluvio, tanto per restare nell’ambito del lessico politico d’oltralpe. Mastella sa come rinvigorire una fase di stallo e questa potrebbe assomigliarle e allora ribadisce cose già affermate, se la salute lo assite, ipse dixit, ma sa altrettanto bene che ogni discorso va fatto dopo le Regionali e dopo avere chiaro il suo peso politico.