“De Luca è il nostro presidente e noi abbiamo il dovere di appoggiarlo di dialogare con lui per risolvere i problemi dei nostri territori il resto è chiacchiericcio”. Sono parole che Antonio Misiani, commissario regionale campano, ha espresso ieri sera a margine della inaugurazione della nuova sede del Pd sannita dove è intervenuto come ospite di riguardo, anche in segno di disgelo con la segreteria Schlein. Non caso il Capataz era li ad accoglierlo, come d’altra parte ha sempre fatto con altri notabili diversi da lui per cultura politica e per posizionamento all’interno del partito, nel momento in cui il vento tirava in direzione ostinata e contraria alla sua. De Caro e il suo pragmatismo dogmatico, che se non avessimo a che fare con un socialista di specchiata virtù lo prenderemmo per un doroteo qualsiasi, absit iniuria verbis, quel pragmatismo che ora gli consiglia di remare sotto costa aspettando tempi migliori e un quadro politico più abbordabile anche e fino alle estreme conseguenze. Quali? Ah saperlo, ma le vie del Signore sono infinite anche per lui che oggi ha assistito ad un altro picconamento di quella leadership deluchiana che traballa e chissà che non pensi che sia stato meglio che abbia perso Bonaccini se questo stato di fatto glielo toglie dagli zebedei. Misiani fa il diplomatico a Benevento ma a Roma fanno fuori Piero De Luca che non è più vicecapogruppo alla Camera. Un fatto di cui si parlava da tempo ma che ora è realtà. Come l’avrà presa papà Cienzo? Male, ovvio, è la conferma che il momento di gelo tra la Sclein e il governatore campano è ai massimi. Altro che terzo mandato e fanfaluche cilentane, per De Luca si presentano momenti difficili assai tanto da poter essere talmente estremisti da pensare che il nostro esca dal PD e si vada a cercar vendetta raggruppando parenti e amici, anche a Ceppaloni, con i quali sfidare tutto e tutti e candidarsi lo stesso.