Il difficile momento che vive il PD. La volontà di De Caro di andarsi ad immolare a Castelfranco in Miscano, obbligata per Umberto che tradendo la sua proverbiale ritrosia alle ribalte ha dovuto agire in tale direzione per togliere le castagne dal fuoco alla “sua” poco affidabile classe dirigente incapace di formare una lista che sia una senza ricorrere a “presenze forestiere”, come sarcasticamente detto dai seguaci di Giallonardo irridenti. Una discesa in campo che ha provocato casini anche a Reino, uno dei pochi fortini sicuri dem, il paese del già segretario Cacciano, e dove il sindaco rieletto Calzone l’ha presa decisamente male per motivi di carattere parentale.
Insomma, il PD è al solito bivio; una classe dirigente che annaspa e l’emorragia di amministratori che decidono di abbandonare il partito. L’ultimo in ordine di scomparsa è Giuseppe Ruggiero che già in campagna eletorale aveva manifestato l’intenzione di andarsene. “Non sono nella dote di nessuno e me ne starò nel centrosinistra”, dice il foianese, che però pare già muoversi, forse in direzione socialista chissà, forse.
In senso più generale è un vero rebus ciò che accadrà da qui a qualche mese. Saltati tutti gli schemi, saltato il campo largo, saltati i canonici steccati destra-sinistra, morta e sepolta l’unità del centrodestra si apre una stagione fatta di promiscuità politica con pezzi di apparato solo in apparenza contrapposti che potrebbero entrare in contatto e dare vita ad alleanze di scopo con altri pezzi di apparato. Lo sarà per le Presidenziali provinciali che potrebbero davvero essere un prodromo di siffatte alchimie politiche. Le parole di Gigi Barone, esponente di spicco della Lega che voci sconsiderate danno verso Fratelli d’Italia ma è una boutade fino a quando ci sarà Eutalia, sembrano paradigmatiche della situazione.