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EDA Benevento, Boccalone: dubbi sull’ipotesi di concessione decennale per raccolta rifiuti e spazzamento

EDA Benevento, Boccalone: dubbi sull’ipotesi di concessione decennale per raccolta rifiuti e spazzamento

8 Maggio 2026 | by redazione
EDA Benevento, Boccalone: dubbi sull’ipotesi di concessione decennale per raccolta rifiuti e spazzamento
Attualità
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L’EDA Benevento, con delibera n. 8 dello scorso 30 aprile, ha approvato il progetto dei servizi di igiene urbana, “fortunatamente” solo in linea tecnica. L’elaborato si dichiara definito secondo la disciplina della progettazione di servizi e forniture, che è preferibilmente predisposto dai dipendenti della stazione appaltante, corredato con contenuti minimi quali relazione illustrativa, capitolato tecnico e stima economica, come previsto dall’articolo 4-bis del D.Lgs. 36/2023. Quanto basta per apprezzarne i contenuti e gli effetti.

Il compendio progettuale attiene alle prime due delle quattro fasi del ciclo integrato dei rifiuti, ovvero a quelle dello spazzamento e della raccolta dei rifiuti prodotti nell’intero ambito di Benevento, sganciato da quello dei trasporti e smaltimento.

Al di là del fatto di aver derogato alla originaria previsione di un suo precedente deliberato del 6 novembre 2023, che anteponeva alla costituzione di una società in house alla quale affidare l’intero servizio l’introduzione di una fase gestione transitoria di 5 anni, il Consiglio ha deliberato di estendere a 10 anni la fase transitoria, ritenendo innovativamente preferire l’affidamento dei servizi in questione “in regime di concessione”, delegando addirittura al futuro concessionario anche l’intera gestione della Tassa rifiuti (Tari).

Non sfugge che gli effetti di tale “programmazione” hanno come destinatari finali i cittadini, attratti al pagamento della tassa legata ai servizi.

La lettura degli atti non conforta certo l’idea di una soluzione che risponda ai principi di economicità, efficacia ed efficienza, come richiesto dalla disciplina dei servizi pubblici. Viceversa, l’esame dei documenti evidenzia un significativo aumento dei costi diretti e di investimento, un inusuale irrigidimento del servizio, una totale estromissione dei Comuni perfino dalla gestione della relativa tassa rifiuti, nonché una sostanziale deflagrazione del sistema imprenditoriale locale del settore che, peraltro, costantemente assicura il proprio contributo ai risultati operativi di un sistema, da sempre percepito virtuoso.

Il progetto prevede un incremento di personale di oltre il 30% di quello rilevato, passando dagli attuali 292 a 382: un aumento di ben 90 unità da reclutare direttamente tra il personale dei Consorzi di bacino della Regione Campania costituiti ai sensi della legge regionale del 10 febbraio 1993, n. 10.

L’esplosione di tali costi diretti è accompagnata, tra l’altro, da interventi di carattere strutturale per la realizzazione di nuove sedi da destinare a centro servizi ed impianti e acquisizione di beni strumentali, ad oggi per una parte privi di copertura finanziaria, a supporto dei sei SAD previsti. L’effetto: un ulteriore aumento di costi, con ricadute dirette sulla tassazione. Il tutto a fronte di un territorio economicamente fragile.

È incomprensibile, inoltre, come sia prefissata nel tempo una rigidità gestionale del servizio di raccolta legato esclusivamente al principio del porta a porta che genera, sì, aspetti positivi, ma reca con sé un carico di costi notevolmente superiore ad altri efficienti sistemi, come quelli di diverse realtà non lontane dal Sannio, con un carico fiscale minore.

Il ricorso, poi, all’affidamento in concessione, per l’intero territorio dell’Ambito, significa sostanzialmente una sostanziale estromissione della filiera imprenditoriale locale destinata a vivere magari un ruolo di subalternità, mortificandone ogni ipotesi di crescita.

L’abdicazione dell’intera filiera dei Comuni alla gestione diretta della tassa rifiuti nel rapporto con i propri cittadini non può che essere letta come espressione di una rinuncia di governo dei propri territori.

È utile sottolineare come tutta questa inaspettata capacità progettuale, che rappresenta peraltro solo una parte del piano provinciale d’ambito, quale lo spazzamento e la raccolta dei rifiuti, cada in una fase in cui il Piano d’Ambito è ancora sub iudice presso la Regione Campania per il rilascio della Valutazione Ambientale Strategica.

Da qui nasce spontanea una considerazione: qualora il parere sia negativo ovvero imponga incisive prescrizioni, non improbabili considerato che i termini per le controdeduzioni sono scaduti senza esito, il Piano d’Ambito decadrebbe, con l’effetto domino di travolgere anche l’affidamento in concessione che si intende effettuare. Sembra quasi un azzardo amministrativo che rischia di esporre l’Ente a facili aggressioni da parte dell’eventuale gestore concessionario.

È utile altresì evidenziare come la scelta di suddividere il territorio provinciale in ben sei SAD (Sub Ambiti Distrettuali), in luogo di un ambito unico, alimenti non pochi dubbi su vari fronti, poiché appare non in linea ai principi economici per una distratta disapplicazione delle economie di scala e a quelli ambientali.

Una sintesi gestionale, con un unico SAD oltre quello del capoluogo, permetterebbe di contenere i costi fissi e migliorare la capacità contrattuale nei confronti di fornitori e prestatori di servizi, con particolare riferimento a quelli in ambito di trasporto e smaltimento dei rifiuti.

La frammentazione in tanti piccoli SAD porta con sé l’effetto di vedere aumentare i costi amministrativi, moltiplicare le sedi operative e ingrossare il parco automezzi, con immediate ricadute sulla Tari per famiglie e imprese.

Non è un caso, infatti, che la Corte dei Conti – Sezione delle Autonomie, già con una deliberazione del 2021, dopo una prima analisi della qualità della spesa pubblica, abbia evidenziato che “al Nord la maggiore raccolta differenziata ha un effetto benefico sui costi, al Sud li aumenta”.

La sintesi gestionale permetterebbe, viceversa, una pianificazione dei flussi dei rifiuti più razionale, con contenimento dei chilometri percorsi e delle relative emissioni nocive.

Prima ancora che questa ipotesi progettuale vada oltre l’approvazione tecnica, è il caso che tutte le espressioni vive del territorio, istituzionali e sociali, facciano sentire la propria voce a tutela dei diritti dei cittadini e di tutte le rappresentanze economiche e sociali.

Partecipare alle riflessioni su un accanimento amministrativo per un servizio, di per sé efficiente con risultati positivi oltre la soglia del 65% ma già non economico, potrebbe contribuire a scongiurare un’ulteriore lievitazione dei costi, difficilmente giustificabili per una sovrabbondante strutturazione organizzativa e gestionale.

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